Prandelli, retroscena sulla Juve: "La Fiorentina diede l'ok, poi..."

"I dirigenti (della Fiorentina, ndr) mi dissero che ero libero di trattare con chiunque", e invece Prandelli finì in Nazionale. Ecco la verità del tecnico del Genoa

"Penso sempre a sperimentare, perché non bisogna mai smettere di provare a migliorarsi": Cesare Prandelli si confessa a Tuttosport. Sulle spalle una carriera da calciatore tra Juventus e Atalanta e oltre 550 panchine da allenatore e il futuro con il grifone sul petto.

La rivelazione

Prandelli non si nasconde. Parla a tutto tondo. Dalla Fiorentina, al mancato approdo in bianconero per finire alla Nazionale. Una carriere lunghissima in campo e in panchina, con anche qualche rimpiato: "Facevo questa riflessione qualche giorno fa con i miei figli. E sono arrivato alla conclusione che, certo, qualche cosa si poteva anche fare diversamente, che questo è un lavoro magari stressante ma bellissimo proprio per questo. Basta poco per girare pagina, lanciarsi in una nuova avventura e dimenticare le amarezze", spiega a Tuttosport.

Del capitolo in azzurro invece racconta: "Credo che sia arrivata un po' troppo presto. Però ci furono due cose a spingermi. Primo l’amore per la Nazionale. Se ti chiama l’Italia, come fai a dire no? E poi ci fu una dichiarazione della Fiorentina: 'Lo abbiamo accasato alla Nazionale'. Dissero così: lo abbiamo accasato. Malgrado avessi ancora il contratto, mi sembrava chiaro cosa volessero".

E poi la rivelazione sul mancato sbarco in casa Juventus: "I dirigenti (della Fiorentina, ndr) mi dissero che ero libero di trattare con chiunque. Poi una mattina apro un giornale e leggo un attacco feroce per questa cosa. Incredibile: mi avevano dato loro il via libera! Allora risposi: bene, io sono pronto a firmare per cinque anni con la Fiorentina. E loro mi “accasarono” in Nazionale… Un’altra cosa, solo per essere chiari. Io avevo un altro anno con la Fiorentina. Me ne andai, lasciando quel contratto sul tavolo, senza pretendere nulla, la classica buonuscita, malgrado avessero una gran fretta di chiudere con Mihajlovic".

La Champions League

Se si parla di Juventus, non si può non parlare di Champions League: "Una delle 3-4 favorite. La Champions dipende da tante cose, da un episodio, da un infortunio. Per la Juve è fondamentale recuperare Chiellini e mi sembra che ci siano buone notizie in questo senso. Lui è come uno di quelli - Zoff, Tardelli, Bettega… ". Senza dimentica uno degli eventi più tragici del calcio, l'Heysel: "’ una partita che nessuno avrebbe voluto giocare, Boniperti per primo. Noi, dagli spogliatoi, non capivamo cosa era successo. In tv si vedevano cose che noi neppure immaginavamo. Famiglie di tifosi passavano dallo spogliatoio e giustamente non ci degnavano di uno sguardo, pensavano solo a scappare e noi li aiutavamo a passare dall’altra porta".

E prosegue: "Venne Boniperti e ci disse: 'Sembra che ci sono stati due morti, non giochiamo'. Ma il delegato Uefa si impose e ci mandò in campo. Tutti noi eravamo convinti che si sarebbe giocato un solo tempo per organizzare i soccorsi e il deflusso. All’intervallo sempre lo stesso delegato ci obbligò a giocare anche il secondo tempo. Io entrai a dieci minuti dalla fine, un’esperienza terribile".