Prandelli si prende la responsabilità del fallimento mondiale ma dichiara "non sono scappato"

Arriva dopo un mese dall'addio alla nazionale la prima intervista di Cesare Prandelli che fa il punto sulla vicenda del mondiale. L'ex CT replica alle critiche ma si prende comunque la colpa del fallimento della nazionale in Brasile e dice di non essere scappato

Cesare Prandelli

È passato ormai un mese dalla fine dell'avventura azzurra in Brasile, una fine fallimentare che aveva portato alle immediate dimissioni di Cesare Prandelli ed a seguire quelle del presidente federale Abete. A distanza di un mese l'ex Ct, che nel frattempo ha subito trovato casa ad Istanbul, dove allenerà il Galatasaray, torna per la prima volta a parlare del mondiale e della fine del suo rapporto con la nazionale italiana.

Prandelli ha cercato di spiegare il fallimento della spedizione, replicando alle critiche che sono venute da larga parte della stampa e da molti tifosi in special modo sui social network, prendendosi tutte le colpe per come è terminato il mondiale, ma ribadendo di non aver voluto in alcun modo scappare. L'ex allenatore viola rimarca chiaramente questo punto, così come risponde con molta chiarezza alla prima domanda, che verte sull'avvicendamento che è accaduto sulla panchina della Juventus.

Prandelli conferma che in due occasioni è stato vicino ad approdare in bianconero, lui che è stato anche giocatore della Juventus e dunque sarebbe stato accolto benissimo dal popolo juventino, ma che in entrambe le occasioni ha prevalso la scelta di continuare a far parte del progetto che stava realizzandosi a Firenze, e di essere ancora oggi orgoglioso della scelta fatta.

Naturalmente a Prandelli, è stato chiesto, vista la sua esperienza diretta, se ritiene Antonio Conte un allenatore adatto per prendere il suo posto sulla panchina azzurra, tuttora vacante e Prandelli puntualizza che in una situazione come quella del selezionatore non si riesce, dati i tempi ristretti, a trasmettere quella carica, che è sempre stata uno dei caratteri peculiari del lavoro di Conte. Ma, secondo Prandelli, si può ovviare se nella squadra esiste nella rosa un gruppo di giocatori della stessa squadra; l'ex Ct ha detto che comunque sono questioni che riguarderanno Conte, se sarà lui il prescelto per la panchina azzurra.

Alla richiesta di dare un voto in scala da 1 a 10 per quanto riguarda lo stress che un allenatore subisce in una situazione come quella del mondiale, Prandelli simpaticamente risponde con un'altra domanda: "È possibile andare oltre il livello 10", poi risponde seriamente lamentando non le critiche sportive, quanto gli attacchi personali, ma nello stesso tempo chiarisce di non sentirsi affatto una vittima, e che nella vita di chi fa un lavoro "privilegiato" come il suo, i momenti di alto e basso sono normali.

Parlando della fine dell'avventura, che è stata da più parti definita "umiliante", Prandelli spiega, che rispetto a quello che succede in ambito calcistico, si deve mettere ancora di più in risalto che l'Italia nel suo complesso si trova in una situazione difficile in molti altri settori più importanti del calcio.

Dal punto di vista tecnico, Prandelli ribadisce ancora una volta che è il "progetto" nel suo insieme che non ha funzionato e se ne assume le colpe, dicendo che pur avendo un reparto offensivo che poteva contare su Balotelli, Cassano, Insigne, Immobile e Cerci, abbiamo creato pochissime occasioni da gol. Secondo il Ct, le convocazioni per il mondiale erano frutto delle indicazioni ricevute dal campionato, con giocatori che nelle squadre di club erano stati molto prolifici. Prandelli ripensa anche al momento del sorteggio mondiale ed agli orari nei quali ha dovuto giocare la nazionale italiana, ricordando che gran parte della stampa al momento aveva gridato allo scandalo per il trattamento riservato agli azzurri, salvo poi dimenticare tutto al momento dell'eliminazione, preferendo attaccare solamente la scelte del Ct.

Prandelli ha parlato anche di Balotelli, come aveva fatto prima di partire per il Brasile, ed ha confermato che Mario è un ragazzo buono, che purtroppo sta vivendo in una situazione molto lontana dal mondo reale, ma che nello stesso tempo è in grado di trarre grandi insegnamenti dalla situazione che si è creata in Brasile. Prandelli ha anche lodato la grande compattezza della Germania, nella quale tutti pensano prima alla nazionale e poi a loro stessi, ed ha ancora una volta respinto l'accusa di essere scappato, che gli è stata rivolta dopo che è arrivato sulla panchina del Galatasaray, ricordando di non averlo mai fatto, nemmeno al Parma ai tempi del grande "crac" della Parmalat.