Il predestinato, l'emigrante, la sorpresa. Ecco chi sono Tonali, Grifo e Sensi

Un bresciano erede di Pirlo, un «tedesco» e il gioiello del Sassuolo

Nel laboratorio di Coverciano aumentano i volti nuovi e, ai più, sconosciuti. Nell'era di Roberto Mancini che ha già il record di convocazioni in sei mesi da ct (51), di calciatori impiegati (37) e di esordienti (11), c'è spazio davvero per tutti. Gli ultimi arrivati sono il predestinato Sandro Tonali, l'«emigrante» Vincenzo Grifo e la sorpresa Stefano Sensi.

Tonali, primo Millenial arrivato alla corte di Mancini, porta avanti con serenità l'appellativo di «nuovo Pirlo» che gli fu dato al suo esordio in serie B per la sua dimestichezza palla al piede, il taglio di capelli e la maglia delle Rondinelle addosso. La prima volta è datata 26 agosto 2017: Sandro ha appena 17 anni, 3 mesi e 18 giorni (solo due settimane in più rispetto al debutto in prima squadra del «Maestro»), entra a venti minuti dalla fine al posto di Matteo Cortesi ma è solo un caso se il Brescia viene battuto dall'Avellino. Da quel primo passo il cammino di Tonali si è trasformato in una corsa, con prestazioni che hanno richiamato su di lui l'attenzione di tutte le più grandi squadre d'Europa, comprese Inter e Juve fino al Chelsea di Sarri che solo poche settimane fa ha avanzato al presidente Cellino un'offerta di trenta milioni che è stata respinta al mittente. Fino alla chiamata azzurra, con un salto doppio dall'Under 19 con la quale ha conquistato il secondo posto all'Europeo in Finlandia.

C'è poi lo «straniero», un calciatore fuori dai radar ma polivalente ed esperto al punto giusto, ovvero quel Vincenzo Grifo che arriva dalla Germania, dalla Foresta Nera, ma ha tante sfumature tricolori (papà siciliano di Naro, Agrigento, mamma del leccese), con una spruzzata di nerazzurro. Ha 25 anni, è un centrocampista offensivo e gioca nell'Hoffenheim e almeno in Bundesliga non è uno sconosciuto, anche se il suo profilo non è esattamente quello di un giocatore internazionale. Ha contribuito alla promozione dalla B tedesca del Friburgo, ma ha steccato l'anno nel Borussia Moenchengladbach. La sua convocazione in azzurro è sicuramente figlia dei consigli del vice di Mancini, Alberigo Evani, che aveva già chiamato l'italo-tedesco nell'Under 20 nel 2013. È un caso simile a quello del 2015, quando per uno stage della Nazionale il ct Conte chiamò Daniel Caligiuri, tedesco con cittadinanza italiana, all'epoca al Wolfsburg, che però non debuttò mai con la maglia azzurra.

Infine la novità, Stefano Sensi, del quale fino a tre anni fa in pochi avevano sentito parlare. A cambiare la carriera del centrocampista di Urbino fu il passaggio dal San Marino al Cesena quando aveva 20 anni e forse nemmeno lui si sarebbe potuto aspettare di esplodere così all'improvviso in serie B. Un campionato super e gli occhi delle big addosso, Juventus in prima fila. Sensi però ha voluto procedere per gradi, accettando la corte del Sassuolo per il suo primo salto in A. Qualche difficoltà nelle prime due stagioni in neroverde, ma ora con De Zerbi ci si aspetta la definitiva maturazione. E se l'attende anche Mancini, che intanto ha voluto premiarlo con un posto nell'azzurro dei grandi.