Dal premio allo schiaffo Milano vietata a Recalcati

Voleva le scarpette rosse, ma per diventare un mito della nostra pallacanestro Carlo Recalcati, milanese nato in via Sarpi, la vecchia città dalle parti del Monumentale, il quartiere cinese più popoloso e trafficato, ha dovuto cercare su altri pianeti la sua vera stella. Come giocatore era nato in via Giusti, nel cuore del Pavoniano diretto da fratel Brambilla, inventato dalla genialità di Arnaldo Taurisano. Era il piccolo principe, se lo sfidavi il tributo era la Coca Cola che perdevi regolarmente. Rubini sapeva di questo gatto speciale dalla mano fatata, ma gli sembrava piccolo, leggero. Recalcati aveva capito, si era quasi rassegnato, un lavoro alla Radio Marelli, in famiglia c'era bisogno di entrate vere e non a canestro. Lo recuperò Gianni Corsolini che lo volle a Cantù dove un genio come Boris Stankovic, era il 1968, stava preparando la trappola per il Simmenthal del rinnovamento dopo i successi europei.
Ecco la prima zampata di Micione Charlie alla squadra che amava e per la quale voleva giocare. Vinse lo scudetto e da quel giorno è stato sempre e soltanto un nemico che si divertiva a slacciare quelle scarpette rosse.
Adottato dagli Allievi, dal grande Cantuki del nostro basket, che ora ha deciso di aiutare nella raccolta fondi per salvare la società che a fine anno sarà abbandonata dall'ingegner Cremascoli, ha sfidato e vinto la sua città sul campo, arciere principale della Nazionale, allenatore che ha conquistato scudetti, i primi della storia, per Siena e Fortitudo Bologna, quello della stella per Varese, come guida degli azzurri ha portato bronzo europeo e la meravigliosa medaglia d'argento alle Olimpiadi del 2004. Sempre più in alto, ma lo strano destino di questo cavaliere lo ha sempre tenuto lontano dalla Milano che deve aver pensato sempre a lui se sabato il sindaco Pisapia ha voluto premiarlo con l'Ambrogino d'oro.
Un altro gioco del destino, perché era anche la vigilia della partita che avrebbe dovuto giocare contro l'Emporio Armani che ha cambiato tanti allenatori, ma non si è mai rivolta a lui. Lo sognava quando era pieno di energie, quando ha preparato gli assalti per scudetti in altre città. Niente. Ha sofferto, ma si è anche preso grandi vendette. Anche ieri, prima di cadere sotto la grandine dei cento punti con la sua Sutor Montegranaro che combatte per la sopravvivenza in serie A, ha cercato di far soffrire un po' il suo avversario Luca Banchi. Gli ha tenuto testa per un tempo e mezzo e poi ha subito, guardando con invidia chi, avendo tutto e anche di più, ha pur sempre problemi in trasferta, anche se il neutro di Desio, succedaneo del Forum di Assago impegnato con altra musica, non era certo un'arena ostile per Luca Banchi.
Recalcati ha preso gli applausi dei due mondi, la Milano che è la sua culla, la Brianza che diventò il suo regno. Oggi ci piacerebbe se fosse a Roma per il "Basket day" in cui verranno ammessi nella casa della gloria Bianchini, Cata Pollini, il grande fisioterapista Galleani, Renato Villalta, oggi presidente della Granarolo Virtus, ma anche componente dell'Italia campione d'Europa nel 1983 a Nantes, una squadra del mito di un basket sempre agitato che ieri ha visto cadere la testa del secondo allenatore in stagione, il Gresta di Cremona battuto dalla Venezia del Markovski che era subentrato a Mazzon.