Prepariamoci a un fine estate di carte bollate

Entusiasmo a Monaco di Baviera, Londra, Madrid, forse anche a Torino. Il Barcellona si è indebolito, mentre si è rinforzato il Paris che oltre il confine francese non può sperare di più. La questione Neymar non si limita al fatto tecnico, indiscutibile. Va oltre, crea un precedente, legale, regolamentare. Un precedente firmato Qatar, paese già noto ma ignorato (che contraddizione) per i morti, più di mille, nei cantieri per il mondiale del 2022, per quel mondiale la cui assegnazione ha prodotto lo scandalo Fifa, l'arresto dei corrotti, la sospensione dei corruttori, la rivoluzione dei vertici. Ma a Doha se ne infischiano, usano il denaro come la loro etica, cioè il nulla. Neymar è proprietario di se stesso, per un giorno il suo conto in banca schizza di 220 milioni di euro, sui quali dovrà pagare le tasse, di un giorno d'accordo, ma dovrà versare il dovuto. Il Barcellona riceverà il denaro e a fine anno regolerà i conti con il fisco spagnolo. Poi sarà la volta del Paris Saint Germain che dovrà definire l'acquisto con il vero e nuovo titolare di Neymar, in sostanza il Qatar. Qui potrebbe e dovrebbe intervenire la Fifa e, insieme l'Uefa. Già nel 2001 il passaggio di Ronaldinho dal Gremio allo stesso Psg (non ancora qatariota) provocò l'intervento di Blatter che arrivò a costringere i francesi a pagare l'indennizzo di 6,4 milioni di euro al club brasiliano e a bloccare fino ad agosto l'utilizzo del giocatore che aveva raggiunto il Paris nel febbraio precedente. Oggi gli avvocati della Lega spagnola sono al lavoro per chiarire tutte le tappe della cessione di Neymar in Francia. Sarà poi l'Uefa a doversi accertare delle condizioni finanziarie del club parigino, nel rispetto del financial fair play che trova applicazioni rigorose per altre vicende, dal Milan, all'Inter, alla Roma, per citare i casi più vicini a noi. La stessa legge ma verdetti diversi. Si preannuncia un'estate di carte bollate e di ricorsi, molto più calda di quella fatta registrare dal termometro.