Primo oriundo a segnare dalla panchina

Controllo del pallone, girata e destro morbido. Un gol semplicemente brasiliano quello dell'ultimo oriundo della maglia azzurra Eder Citadin Martins, pronipote di Battista Righetto, emigrante dello stato di Santa Catarina. L'attaccante della Sampdoria è il 15° oriundo a segnare al debutto (il primo a farlo partendo dalla panchina). Ventisei sono i minuti impiegati per andare in rete, meglio di lui solo nomi risalenti agli anni Venti: l'italo-scozzese Giovanni Moscardini (10' nell'1-1 contro la Svizzera) e l'italo-elvetico Ermanno Aebi (18' nel 9-4 con la Francia).

Prima di Eder, altri 11 i naturalizzati a segnare in partite ufficiali: da Altafini - che 54 anni fa fu l'ultimo oriundo a far gol all'esordio - e Sivori passando per Camoranesi e Osvaldo. Quattro, con Eder, gli oriundi in gol in sfide ufficiali giocate di marzo, tutti italo-brasiliani: Amphilogino Guarisi (alla Grecia a Milano nel 1933, qualificazioni mondiali), Angelo Benedetto Sormani (rete decisiva alla Turchia a Istanbul nel 1963, qualificazioni europee) e Thiago Motta (rete decisiva alla Slovenia a Lubiana nel 2011, qualificazioni europee).

Non dimentica le sue origini Eder, sono a Lauro Mueller, paesino di 13 mila anime. Ma anche in Italia, nella Genova sampdoriana che lo ha consacrato e ancor prima a Frosinone, dove il piccolo attaccante si affermò dopo essere stato portato in Italia da Corvino a soli 19 anni. «Grazie di tutto, mi avete fatto crescere e diventare un uomo», il primo sms inviato al rientro in Italia: era per «Schizzetto», storico magazziniere della squadra ciociara col quale Eder amava andare a mangiar pesce a Terracina - la sua vera passione - e al quale non smetteva di ricordare «la domenica a messa, mi raccomando». Sabato scorso ha fatto uno strappo al suo tradizionale modo di esultare, le dita e lo sguardo al cielo per ringraziare Dio, ed è volato in panchina ad abbracciare Conte.