Tra profumo di gomma e automobili da incanto

Quando le macchine erano belle di loro I memorabili tempi del Salone di Torino

di Tony DamascelliNon posso essere preciso, ma andando a memoria capitava tra tutti i santi e i morti, nel senso dei primi del mese di novembre. Comunque in zona feste scolastiche, ponti vacanzieri, nebbie e pioggia. Era il Salone dell'Automobile, di Torino, palazzo Esposizioni, parco del Valentino, gita sul Po e tra vetture lucide come i capelli unti di brillantina, secondo moda dell'epoca. Il Salone era il momento, la Rai mandava in onda alle dieci del mattino, per la sola zona di Torino (chi se ne fregava degli altri abbonati sparsi nel Paese) film bellissimi, almeno così lo erano per noi Indiana Jones alla scoperta di tutto. Approfittavamo della vacanza scolastica per assistere alla pellicola in rigoroso bianco e nero, dico dei favolosi anni Sessanta perché il sistema Pal sarebbe arrivato con il mondiale calcistico messicano del 1970. Terminata la visione si andava al Valentino, dunque. Ingresso al sontuoso Palazzo esposizioni, profumo di gomma, qualcuno direbbe odore ma era davvero una specie di essenza, automobili da incanto, cito a memoria Maserati Mistral, Lamborghini Miura, Dino Coupé, Iso Rivolta che già il nome sembrava roba da Settimana Enigmistica come l'Alfa 33 Stradale che nulla a che fare aveva con la polizia, ma era una fuoriserie (sostantivo che è scomparso dovunque e comunque), bellissima, da urlo con le portiere che si aprivano verticalmente. Costava il doppio delle Jaguar ed era più cara della Ferrari.Poi c'erano la Flavia, la 500 e il resto del garage italoeuromondiale. La prima finalità, per noi giovani era la raccolta dei depliants, in numero industriale, roba da venir via con la busta, non di plastica ma di tela, gonfia come zaini. Le auto erano belle di loro, non c'erano ancora femmine scosciate per attirare il pubblico, già allupato comunque, piuttosto il Salone rappresentava l'occasione per il Vej Piemont di fare passerella e allora sfilavano i Biscaretti e gli Agnelli e Valletta; da Roma, con tutta la coda ministeriale, si presentava, addirittura, il presidente della Repubblica, Gronchi era di casa a Torino, l'Avvocato e Valletta illustravano carrozzerie ed abitacoli (che dizionario, eh!), la sosta più lunga era obbligatoria dinanzi i prodotti del Lingotto e di Mirafiori. Per la nostra truppa di sbarbati c'era in lista di attesa uno stand improbabile, una dependance del palazzo espositivo: era quello riservato e dedicato ai mezzi di trasporto, di movimento terra, camion, autobus, corriere, torpedoni, mostri da Jurassic Park come dimensioni di ruote e forme totali.In questa zona le luci erano meno abbaglianti e regnava quasi il silenzio, nessuno mostrava i pregi del bus con carrello bassissimo, direi a livello terra, era quello destinato agli aeroporti, per il trasporto dei passeggeri, di solito l'imbarco era previsto a piedi, lo stupore fu clamoroso. Cimeli di memoria che restano chiarissimi anche in alcuni «reperti» casalinghi. Oggi il Salone si adegua a tempi feroci, più donne bellissime e meno politici noiosi, prodotti di lusso e di tecnologia oltre il futuro, automobili al maschile, come le chiamava Agnelli «gli automobili» nel senso vero, oggetti che si muovono da soli, comandati a distanza, con il pensiero o la voce, vetture cosmiche, di dimensioni doppie, triple rispetto a quelle dei favolosi anni Sessanta che, quando si affiancano alle contemporanee, a un semaforo, sembrano appena smontate da una giostra al luna park. È il progresso, dunque. Il Salone torna a essere comunque la fiera dei sogni, il parco dei divertimenti, ma non soltanto per chi possiede denaro, ma per chi ama il motore, la carrozzeria, la velocità, il comfort, gli optionals, esclusi tappetini e portachiavi. Si va oltre ma resta il profumo della gomma. Non più la nebbia, non più i santi e i morti e il film in tivvù, per la sola zona. È villaggio globale, basta un telefonino, un computer e puoi collegarti con lo stand, entrare in auto e poi guidarla. È questo il nuovo cinema paradiso.