Puggioni e Corradi, favole da derby

Il portiere 36enne ex ultrà e il vice Juric ex assessore: da tifosi a debuttanti

Non è e mai sarà una partita come le altre. E la retorica non c'entra. È il derby. E se a Genova dici derby hai detto tutto. È qualcosa che va al di là del calcio e dura ben più dei 90 minuti canonici. Si vive nelle piazze, nei bar, negli uffici, in famiglia. Tutti i giorni. Sampdoria contro Genoa, sampdoriani contro genoani. E quei 90 minuti di fuoco sono soltanto il climax di una sfida che dura tutto l'anno. C'è la partita. Anche. Il Genoa di Juric ha iniziato alla grande questa stagione e vuole mettere il timbro sulla supremazia cittadina, la Samp di Giampaolo ha un disperato bisogno di punti e una vittoria nella stracittadina potrebbe dare il là alla ripartenza. Ma quella di questa sera sarà una sfida speciale soprattutto per due protagonisti. Entrambi coroneranno un sogno inseguito per anni.

Sponda Samp, Christian Puggioni. Genovese, tifosissimo della Sampdoria, stasera farà il suo esordio con la maglia del cuore nella gara più attesa. Viviano, portiere titolare, si è infortunato e lui, nelle giovanili blucerchiate fino alla Primavera, cresciuto in gradinata, che non si separa mai da una sciarpa della Sampdoria cucita a mano dalla nonna, è già l'idolo dei suoi tifosi. Due anni fa, quando giocava nel Chievo, era stato praticamente ceduto al Genoa ma si mise di traverso: «Ovunque ma non lì». Il Chievo non la prese bene, lo mise fuori rosa e lui partì per Genova e andò in gradinata ad assistere, caso vuole, a un derby. Vinse la Sampdoria, ora tocca a lui. A 35 anni, con la sua maglia, nel suo stadio, sotto la sua gradinata. Una favola.

Sponda Genoa, Alberto Corradi. Di professione insegnante, un passato da assessore all'ambiente della Provincia di Genova (eletto coi Comunisti italiani), giocava come calciatore dilettante quando gli è capitata l'opportunità di diventare allenatore. Nella sua Arenzano ha conosciuto al bar Ivan Juric, allora allenatore della Primavera rossoblù. Quando Juric viene chiamato dal Mantova, chiama l'amico Alberto: «Vieni a farmi da vice?». E così fu. Ora, a 42 anni, complice la squalifica del suo maestro, siederà sulla panchina della squadra del cuore. Nel derby. Una favola. Un'altra.

Basterebbe questo per confermare che non è, e mai sarà, una partita come le altre. C'è molto di più. In campo e fuori. È il derby.