Pugni da professionisti Svolta nella boxe a Rio

La storica apertura della federazione internazionale ai pro in un momento in cui i dilettanti a volte sono anche più famosi

Una svolta epocale nella boxe. Ai prossimi Giochi Olimpici di Rio, infatti, i professionisti potranno cimentarsi nelle tre riprese e giocarsi l'oro olimpico. Questa è la decisione dell'Aiba, la federazione internazionale del pugilato, che ha raccolto 84 voti a favore su 88. Insomma, un verdetto quasi unanime.

Si tratta senz'altro di una cambiamento storico per la nobile arte. «È come mettere un giocatore di badminton contro uno di tennis. Sono due sport differenti», è uno dei vari commenti di disapprovazione. Perché se da una parte la boxe dilettantistica ha cercato in tutti i modi attraverso le World Series Boxing di avvicinarsi alle normative pro, passando alle cinque riprese e al non utilizzo del caschetto, è anche vero che per un amatore affrontare i colpi di un Klitschko o di Mayweather, entrambi però presumibilmente non saranno in Brasile, si potrebbe rivelare comprensibilmente ostico. «È una decisione spiega il presidente Ching-Kuo Wu che è stata presa per permettere al pugilato di seguire il solco tracciato da altri sport come tennis e basket, che da tempo hanno permesso ai loro pro di prender parte alle Olimpiadi».

Di conseguenza sarà certamente più difficile che possano sbocciare nuovi Cammarelle e Russo, persino più famosi dei professionisti italiani, poiché un'apertura del genere scatenerebbe una concorrenza tale da oscurare dai Giochi la boxe dilettantistica, inserita per la prima volta nella lontana edizione del 1904 e che era rimasta per molti pugili l'unica ancora di salvezza senza necessità di passare tra i pro'. Per non parlare di coloro che si sono affacciati gloriosamente nella prima vetrina olimpica, tra questi restano impresse nella mente le gesta di Muhammad Ali e Nino Benvenuti a Roma '60. Oppure di chi ha fatto del dilettantismo una filosofia di vita, come quel Teofilo Stevenson vincitore di tre medaglie d'oro olimpiche che si rifiutò di passare al professionismo e di affrontare l'allora campione del mondo dei pesi massimi Ali nonostante un'offerta di cinque milioni di dollari. Lo stesso cubano che si arrese a Monaco '82 al nostro Francesco Damiani, il quale avrebbe condotto da tecnico la nostra Nazionale pugilistica ai fasti dell'epopea 2008-2012, l'ultima nostra scorpacciata olimpica di medaglie.

Comunque, dopo aver accolto il pugilato rosa ai Giochi, quest'anno la prima donna azzurra in gara, ci troviamo di fronte a tutt'altra apertura, che ha scatenato reazioni negative e in difesa dei pugili dilettanti. «Una sentenza ridicola» ha chiosato Mike Tyson. Invece Clemente Russo lancia la sfida: «Al 99 per cento vinciamo noi dilettanti, perché per i prof è come se fosse un altro sport».

Tra i pro interessati a salire sul ring nella città carioca, c'è l'ex campione del mondo dei super leggeri, il britannico Amir Khan, che dopo l'argento di Atene a soli 17 anni vuole volare a Rio per combattere sotto la bandiera del Pakistan (Pacquiao invece è impegnato in politica). È lotta contro il tempo: infatti dal 3 all'8 luglio infatti si svolgerà a Vargas, in Venezuela, l'ultimo torneo valido per qualificarsi alla rassegna a cinque cerchi. Si prevede una manifestazione estenuante, tra dilettanti e professionisti, per chi è ancora alla ricerca del pass olimpico. Ormai è ufficiale: da ieri è nata una nuova era della boxe.