Puntare sul Rosso è possibile a patto che abbia solo 2 ruote

Ferrari e Seb altalenanti non lasciano ottimisti per il 2018. Dovizioso, la Ducati e le 6 vittorie pari con Marquez, sì

nostro inviato a Valencia

Sebastian Vettel è indiscutibilmente il miglior pilota del mondo se non c'è un mondiale in palio o se guida la macchina di gran lunga più competitiva della griglia. Altrimenti è un ottimo pilota talvolta pasticcione. Infatti, ha prima perso il mondiale e poi magistralmente vinto il Gp del Brasile quando in gioco non c'era più quasi nulla se non il morale. L'ottimo pilota ha fatto anche una grande partenza, ritrovandosi davanti a tutti alla prima curva. Cioè, esattamente la manovra che non gli riusciva tanto bene quando era ancora in corsa per il titolo.

Per questo, anche volendo guardare al bicchiere ferrarista mezzo pieno, al secondo posto nel mondiale, alle cinque vittorie stagionali (sono 11 quelle del duo Mercedes, 9 del solo Lewis) il 2018 maranelliano si presenta inquietante. Perché difficilmente avrà la miglior auto. Condizione necessaria per trasformare Seb nel miglior pilota. Sul tedesco pesano troppe colpe: le crisi isteriche di Baku, le partenze psichedeliche di Singapore, certi azzardi in gara. Emozioni e black out che non aveva mai avuto quand'era alla guida di una monoposto extraterrestre come la Red Bull dei quattro titoli di fila. E qui veniamo alla Ferrari. Non è la Red Bull di quelle stagioni e non è la Mercedes di ieri, dell'altro ieri, di oggi e purtroppo di domani. Per cui, anche se felice per il successo della bandiera arrivato in Brasile, Vettel può dire quante volte vuole «guardiamo con fiducia a un mondiale 2018 da vincere»; lui resterà però quello visto nelle stagioni del Cavallino o quello intravisto non appena in Red Bull calarono un po' e per di più gli tolsero Webber mettendogli per compagno Ricciardo.

Quanto alla Rossa, ha dato il meglio di sé fino al 30 luglio, a Budapest, giorno in cui fece doppietta portando Seb a più 14 punti su Hamilton che, si noti, aveva restituito il terzo posto al compagno come fosse un gregario qualsiasi (labbiamo dimenticato ma fu significativo di quanto la Mercedes si sentisse più forte nonostante il distacco). Da quel momento è stata un'emorragia di punti e un accavallarsi di errori e sottovalutazioni (discorsi chiari non fatti ai piloti per evitare che si ostacolassero in gara, ingenuità sull'omologazione dei motori più performanti quando stavano per cambiare le regole sull'utilizzo dell'olio nelle benzine). Proprio ieri, un ex del Circus come Flavio Briatore l'ha ribadito a Radio Rai, «la Ferrari non ha dato la botta al sistema Mercedes per colpa dei suoi piloti...», ha detto. Senza dimenticare che a inizio estate, quando il Cavallino galoppava ancora felice, era stato più o meno inspiegabilmente spostato ad altro incarico il papà del motore che fin lì aveva fatto volare le Rosse. Ovvero, era stato toccato il reparto dove poi si sono registrati i maggiori problemi di affidabilità. Fatto sta, domenica e ieri, lo scrosciare nazionalpopolare di applausi per la vittoria in Brasile ha coperto il rumore forte e preoccupante della Mercedes di Lewis che ha chiuso quarto a 4''6 da Seb, partendo ultimo col motore nuovo, spremendolo e testando chissà cosa per il 2018.

Se Vettel è sovrastimato, un altro uomo vestito di rosso è platealmente sottostimato: Andrea Dovizioso, il fresco vice campione del mondo in sella alla Ducati. «Non abbiamo perso il mondiale, da oggi abbiamo invece la consapevolezza di noi stessi e solo gli stupidi possono pensare che questa sia stata l'occasione della vita sprecata...». Questo è un inizio, ha detto qui a Valencia mentre gli applausi non finivano mai, «in più sappiamo già dove migliorare: quest'anno abbiamo valorizzato i punti forti, d'inverno lavoreremo per ridurre i punti deboli. Ci sono riuscito su di me, riusciremo anche sulla moto». Chiarissimo il Dovi pensiero. Tanto più che il confronto dei successi non è impietoso come in F1: 6 per Marquez campione con la Honda e 6 per il Dovi e la Ducati. E se rimanesse ancora qualche dubbio sul tema, più esplicito ancora è il papà di questa moto, Gigi Dall'Igna: «Nel 2018 ci dovranno temere sempre». Per cui, sì. Nel 2018 si potrà puntare sul rosso. Ma facendo attenzione che abbia due ruote in meno.