Pensare ai playoff senza presunzione

È vero non ci sono serpenti e nemmeno coccodrilli al Bernabeu. Ma bastano le serpentine di Asensio e il sublime talento di Isco per scoprire i ritardi di Buffon, Bonucci e soci e la distanza siderale col calcio spagnolo accentuata venerdì pomeriggio dall'altra batosta rimediata dall'under 21 a Toledo. È sempre vero: Ventura ha avuto coraggio nello schierare, sulla carta, il 4-2-4; ma in casi come questi occorre una lucida follia per capire che lasciare Belotti e Immobile al proprio destino quasi a secco di rifornimenti significa depotenziare quello schieramento offensivo e sguarnire a centrocampo la Nazionale. Adesso che i numeri del girone sono diventati definitivi possiamo voltare pagina, mettere da parte qualche eccesso dello stesso Ct che sembrava avesse già conquistato, a parole, la qualificazione e concentrare le energie migliori per il play-off che non sarà una formalità. È ancora vero: dipenderà dal sorteggio e dallo spessore del rivale, ma forse dipenderà soprattutto dallo stato di forma degli azzurri a novembre, che si spera migliore di quello testimoniato ieri nello stadio mausoleo dove Oriali, il team manager azzurro, vinse un mondiale tra gli applausi del pubblico spagnolo.

Da ieri sera sono in debito con il club Italia alcuni dei probabili protagonisti del futuro mondiale: non Belotti che ha avuto un paio di palloni utili e sfruttati al meglio, ma di sicuro Insigne, invocato come il profeta alla vigilia da chi pensa che il Napoli non sia un'orchestra, certamente Verratti il quale continua a deludere in azzurro, per trascurare Darmian e Spinazzola, che non possono essere considerati dei pilastri. Unica consolazione: i fischi dei madridisti a Piquè. Come dire: ogni stadio è paese.