Quando il mercato lo fanno i tifosi

Strambelli, niente Lecce: in città non gli perdonano il "trenino barese". Da Lentini a Kakà, le trattative saltate per volere della curva

Ci sono trattative di mercato saltate per questioni economiche o per visite mediche non superate, ma avete mai sentito di una trattativa saltata per colpa di un trenino? Eppure è successo, chiedere a Nicola Strambelli del Matera (Serie C), per conferma.

No, stavolta non c'entrano stazioni e biglietti da obliterare, il trenino protagonista di questa particolare vicenda è l'esultanza con la quale Strambelli, barese di nascita, ha festeggiato i due gol segnati contro il Lecce con la Fidelis Andria prima e il Matera poi. I tifosi leccesi non hanno dimenticato quello sgarbo (il trenino è legato al Bari anni '90) e, appena circolata la notizia che Strambelli potesse passare in giallorosso, hanno messo il veto. E il concetto è stato rafforzato con uno striscione: «Strambelli infame barese a Lecce non ti vogliamo».

Il fantasista, quindi, difficilmente andrà in Salento, rinunciando così a quella che poteva essere la svolta della sua carriera, il classico treno, anzi trenino che passa una volta sola. Non è il primo caso, comunque, di affari saltati per colpa dei tifosi.

Un esempio storico è quello che riguarda Gianluigi Lentini. L'ala del Torino, miglior talento del vivaio granata, nel 1992 sembra destinato alla Juve, ma il tifo torinista non può permettere che uno dei proprio beniamini possa finire agli acerrimi rivali. Si scatena una vera rivolta, che diventa presto un caso nazionale e così la società granata si vede costretta, ad accordo quasi sancito con la Juve, a preferire l'offerta meno ricca del Milan.

Sempre negli anni Novanta, c'è la vicenda legata a Beppe Signori, che nel 1995 può passare dalla Lazio al Parma. L'affare è praticamente fatto, ma la società biancoceleste non ha fatto ancora i conti con i tifosi più caldi, che si riversano in strada per impedire la cessione dell'attaccante, che inevitabilmente salta.

Anche Juve e Inter hanno visto bloccare i propri affari per colpa dei tifosi, in ben due occasioni. La prima nel 2008, con Stankovic desiderio della Juve come erede di Nedved. Apriti cielo. Il serbo in passato aveva rifiutato i bianconeri e non aveva mai rilasciato dichiarazioni simpatiche sulla Juve. I tifosi non dimenticano e costringono così la dirigenza a virare su altri obiettivi. Nel secondo caso, le parti si invertono. Juve e Inter pensano allo scambio Vucinic-Guarin, ma il tifo nerazzurro inizia subito a criticare la trattativa, fino a manifestare sotto la sede, attaccando pure la dirigenza: «Fuori le mele marce dalla società». Inutile dire che l'affare non si fece più.

Nel gennaio 2009, il Manchester City fa un'offerta irrinunciabile (più di 100 milioni) al Milan per Kaká: la sua cessione diventa un'ipotesi più che concreta. Ma il popolo rossonero non vuole perdere il proprio idolo e scende in strada, prima di fronte la sede rossonera, poi sotto l'abitazione del giocatore. L'amore trionfa e Kaká alla fine resta. Poi, dopo sei mesi, il brasiliano viene venduto al Real, ma questa è un'altra storia.