Juventus, se anche il Papa fa "paura"

Quante analogie e suggestioni: dal Giubileo alle 9 vittorie di fila. Quindici anni fa la Lazio ribaltò il campionato e beffò i bianconeri

Sven Goran Eriksson festeggia lo scudetto con la Lazio

Non bastavano i numeri, c'è anche una bolla papale. Così Juve-Lazio è un déjà vu, da qualsiasi parte la si guardi. La prospettiva bianconera è da brivido, il punto d'osservazione biancoceleste da sogno. Un salto nel passato lungo tre lustri, quindici anni e pochi giorni, diciassette per la precisione. La Lazio rimontò la Juve e all'ultima giornata vinse lo scudetto, mentre i bianconeri “annegavano” a Perugia. Parlare ora di bis è un azzardo, ma il pallone ha già raccontato di campionato vinti e poi persi. Uno, appunto nel 2000, in pieno Grande Giubileo con Giovanni Paolo II, oggi siamo alla vigilia dello Straordinario Giubileo indetto da Papa Francesco. Un identico scenario a fare da sfondo alla sfida tra la prima e la seconda della classe. Anche questo un evento: da allora Lazio mai così in alto alla volata finale.

E poi ci sono tante analogie a dare sostanza alla suggestione di un'altra rimonta. La sfida cade praticamente nello stesso momento del torneo: allora mancavano sette giornate alla fine, ora otto ma le squadre sono due in più. E anche questo influisce sul distacco: i dodici di oggi sono il doppio rispetto all'anno dell'ultimo scudetto biancoceleste. Unica vera diversità insieme al risultato dell'andata: allora fu 0-0, stavolta un secco tris juventino. La squadra di Pioli vanta come quella di Eriksson il miglior attacco del torneo: ieri come oggi i gol dei centrocampisti fanno la differenza. E come se non bastasse le analogie si allargano alla panchina “rossonera” della Signora: allora Ancelotti, oggi Allegri. Per Carletto l'ostilità del tifo bianconero fu praticamente senza fine, Max l'ha confinata ai primi giorni di lavoro, poi l'ha trasformata in diffidenza e grazie alla Champions in convinto appoggio. Nel 2000 Juve-Lazio ebbe un emozionante corollario anche in Coppa Italia, quest'anno sarà addirittura la finale. Allora erano i quarti: 3-2 bianconero a Torino, 2-1 e qualificazione biancoceleste all'Olimpico. Gol decisivo di Simeone che l'1 aprile firmò anche l'impresa in casa Juve e di fatto lanciò la Lazio verso lo scudetto. Anche se lo slancio arrivò dalla vittoria nel derby la settimana prima. Il diluvio di Perugia e la scelta di Collina di giocare completarono l'incredibile epilogo.

Roma che entra in gioco anche adesso: il sorpasso in classifica appena compiuto sui cugini, avversari alla penultima giornata, ha dato ulteriore entusiasmo a Klose e compagni. Vogliono emulare l'ultima Lazio tricolore che però pochi giorni dopo il «sacco» di Torino compromise la Champions a Valencia. Ora è la Juve che ha la testa in Europa. Ma Allegri non si fida di questa Lazio che vincendo stasera eguaglierebbe il record biancoceleste di nove successi di fila in A, stabilito da Eriksson l'anno precedente al tricolore. Quindi la formazione migliore per blindare lo scudetto, Giubileo permettendo e tra sacro e profano Lotito si è presentato in settimana a Formello con un amico prete. Una Signora di gala per esorcizzare la teoria dei corsi e ricorsi storici.