Quante stelle contro l'Italia Per sognare vanno spente

Fin dal girone, Conte deve puntare sul gruppo per poter reggere il confronto Si parte con Hazard e Ibrahimovic e si continua con Müller, Iniesta e Rooney

dal nostro inviato a Firenze

Ora che l'Italia è fatta, tra il pessimismo cosmico di una rosa senza grandi stelle e i malumori di molti tifosi sui social per la maglia numero 10 assegnata a Thiago Motta, l'avventura verso gli Europei è ufficialmente entrata nel vivo. Ora che l'Italia dei 23 «francesi» lavora e suda, ma anche le altre rose sono ufficiali, già si guarda alle rivali del girone e alle favorite del torneo continentale. E il confronto, almeno sulla carta, è impietoso. Anche se, Conte dixit, sarà solo il campo a dare i verdetti.

Il Belgio, mai così forte e nostro primo avversario tra 11 giorni, fa paura: rosa ricca di talento, organizzazione tattica ben precisa e pochi nei. I Diavoli Rossi di Wilmots, che hanno «piallato» gli azzurri il 13 novembre scorso e che qualche giorno fa hanno vinto in rimonta con la Svizzera, hanno un centrocampo di grande qualità, dal romanista Nainggolan al genietto dello Zenit Witsel fino a De Bruyne del City. E ancora, davanti, il napoletano Mertens, la stella del Chelsea Hazard e un animale dell'area di rigore come Lukaku dell'Everton.

Svezia e Irlanda hanno rose di minor qualità tecnica ma sempre difficili da affrontare. Gli scandinavi si affidano al genio del totem Ibrahimovic, a un passo dal divorzio dal Psg («quando mi stancherò di tutte le parole, vi dirò del mio futuro», così ieri l'ex punta di Inter, Milan e Juventus), che già inguaiò l'Italia nel Trap nel 2004 con un gol acrobatico. Poi tanti veterani in tutti i reparti (Isaksson tra i pali, Olsson e Granqvist in difesa, Kallstrom in mezzo al campo, Berg davanti), l'ex «italiano» Ekdal, il granata Jansson e il palermitano Hiljemark. Gli irlandesi vantano le stelline di proprietà Everton Coleman (terzino) e McCarthy (interno di centrocampo). Capitan Robbie Keane è agli ultimi giri di valzer con i Los Angeles Galaxy così come il portiere Given con lo Stoke City, club dal quale arriva anche il mestierante Walters, autore della doppietta che ha steso la Bosnia negli spareggi. Il recente ko con la Bielorussia fa tirare un sospiro di sollievo agli azzurri.

Alzando l'asticella, arriviamo alle big del torneo, dalla Francia padrona di casa alla Spagna vincitrice delle ultime due edizioni, passando per la Germania campione del mondo e l'Inghilterra. Rosa con il giusto mix di giovani e veterani quella dei Bleus, dai senatori Evra e Sagna alle star in via di affermazione Coman e Martial. Poi lo juventino Pogba e l'attaccante dell'Atletico Madrid Griezmann, in età verde ma elementi insostituibili per qualità tecnica. E Deschamps ha rinunciato, per motivi diversi, Ribery e Benzema. Le Furie Rosse si affidano ai blocchi del trio dominatore in Liga e in Europa (Barcellona, Real Madrid e Atletico Madrid): fior di giocatori dal geometra Iniesta al roccioso Busquets e alla coppia collaudata di difensori centrali Sergio Ramos-Piquè, al quale si aggiunge il talento in uscita dalla Juve e pronto al ritorno tra i Blancos Alvaro Morata (ieri una doppietta nel 6-1 alla Corea del Sud). I tedeschi, sorpresi in casa dall'ostica Slovacchia di Hamsik, contano sul portierone Neuer, sul terzo Müller protagonista teutonico (Thomas, dopo Gerd del 1972 e Dieter del 1976), sui soliti veterani (Khedira e lo Schweinsteiger un po' acciaccato) e sull'inesauribile serbatoio di giovani (tra questi il romanista Rüdiger). La Nazionale dei Tre Leoni spera nell'onda lunga del bomber del Leicester campione Jamie Vardy o sui baby terribili del Tottenham Alli e Kane, sul Lallana oggetto di mercato, ma uno dei più attesi resta capitan Wayne Rooney, goleador delle qualificazioni anche se non brillantissimo durante la stagione con il Manchester United.

Bastano tutti questi nomi per fare aumentare la depressione del tifoso azzurro?

Commenti

ben39

Gio, 02/06/2016 - 09:52

Letta così non si sa se sperare (in un opportunismo cinico) in un drammatico evento esterno agli europei o alla vergogna nazionale sportiva per una figuraccia inevitabile.