Quei parenti palle al piede del calcio

La sorella di CR7 contro il Pallone d'oro, come padri, mogli e congiunti

L'ultima manifestante è Elma Aveiro, sorella di Cristiano Ronaldo. Il suo sfogo social, si dice e si scrive così purtroppo, ha riguardato il Pallone d'oro assegnato a Modric, il giudizio non sul croato ma sul premio è il seguente: «Un mondo marcio, di mafia e di denaro figlio di puttana. Ma il potere di Dio è più forte di tutta questa putrefazione. Magari tarda a colpire ma non fallisce».

In precedenza il padre di Lautaro Martinez si era espresso con toni e parole di uguale fair play per le difficoltà che il figlio sta incontrando nell'Inter, così attaccando Spalletti: «Per il cacasotto, continua così e finirà la tua buona sorte». Il padre di Neymar attacca i medici del Paris St. Germain al momento dell'operazione del figlio, il genitore di Messi si ritrova in tribunale per le clausole contrattuali di Lionel. Il giovanissimo Mbappé si fa gestire da tutta la famiglia che ha dato incarico all'avvocato Boisseau per le sole pratiche legali.

Poi ci sono le mogli, vedi alla voce Ilary Blasi contro il solito Spalletti da Certaldo, colpevole di trascurare il ruolo e l'importanza del consorte, idem come sopra con Wanda Nara sul valore non considerato di Maurito; poi ci sono le fidanzate, Melissa Satta contro il Milan e l'acquisto di Bonucci, Francesca Brienza (Garcia) che invita l'onnipresente Spalletti a buttarsi dal ponte Vecchio.

Segue lista di molti altri famigliari che ormai sono dovunque e comunque, coinvolti nel famoso progetto, c'è chi si porta appresso, addirittura in campo, l'amico o il fratello, Kakà lo fece con Digao, Maradona con Hugo, Gigi Donnarumma con Antonio, Clarence Seedorf e il fratello Chedric. Poi ci fu il caso di Rivaldo che piazzò il figlio Rivaldinho, il nipote Ronaldinho, il genero Gustavo e l'amico Edson Ratinho, cosa sua, insomma, la famiglia allargata non per affetto ma per interesse puro e duro.

Non se ne può più, presidenti, amministratori delegati e direttori sportivi hanno a che fare con grupponi di persone e personaggi, in coda per un ritocco allo stipendio, una percentuale sulla pubblicità, il rinnovo del contratto. Bei tempi quelli in cui bastava la firma, oltre la quale soltanto il campo poteva parlare. Oggi no, è tutto un parenti serpenti, è un gioco nel quale non si sa bene chi siano gli interlocutori effettivi. Gli stessi procuratori vengono superati a sinistra dai congiunti dei propri assistiti che spuntano come i funghi, a volte fuori stagione e anche velenosi. Aveva ragione il principe De Curtis, in arte Totò: «I parenti sono come le scarpe, più sono stretti e più fanno male».

Commenti
Ritratto di BIASINI

BIASINI

Mer, 05/12/2018 - 10:57

Non le viene il sospetto che basterebbe il rispetto dei contratti stipulati?. La società sono le prime ad accettare che siano carta straccia e in fondo ciò conviene non solo ai parenti e relativi giocatori, ma anche alla variopinta folla che siede al desco calcistico: mediatori, direttori sportivi, dirigenti di questo e quell'altro, giornalisti (si anche loro!). TV private, talent scout, osservatori e perché no, anche alle società che possono o sperano di destabilizzare le avversarie. Del resto, dei parenti che ne facciamo?. Li mandiamo in campo di concentramento?