Quelle stelle e la Ferrari "salame"

È nata una stella. La stella brilla. La stella va seguita. La stella già illumina sogni e speranze di molti. La stella non deve però abbagliare. Il rischio ora è questo. Perché Charles Leclerc ha talmente incantato per via del suo piede pesante e del modo leggero con cui si è presentato, che il giorno dopo l'ennesimo pasticciaccio ferrarista sembrava quasi, se non perdonato, di certo digerito. Okkey Charles aveva la vittoria in pugno ma è mancata l'affidabilità, okkey doppietta mancata però i baffi a Vettel portano sfiga e si è girato, okkey non c'era abbastanza benzina, okkey meno male che la safety è stata alleata, okkey il calo di potenza non era colpa del motore elettrico bensì di quello termico, okkey colpa di un pistone bastardo, okkey vada per il guasto vintage, okkey non si ripeterà.

Tutto passato in cavalleria in modo poco rampante. Potenza di quel bel talento che ci ha distratti con la sua impresa castrata dal guasto vintage. Intoppo che di tutti gli intoppi è quello che certamente avrà fatto incacchiare di più il team principal Binotto. Lui prima figlio del reparto motori, poi uomo chiave del reparto motori, quindi capo del reparto motori, dunque direttore tecnico e ora capo di tutto. Solo che a pensare a tutto, qualcosa poi sfugge. Eppure, se ai tempi degli Arrivabene e Mattiacci e Domenicali il processo al boss sarebbe già stato istruito, in questo caso non si può e non si deve. Perché al comando non c'è un manager prestato al muretto bensì un tecnico con i fiocchi prestato al management. La differenza è fondamentale in quanto l'uomo non può essere pirlato dagli altri ingegneri. Soprattutto, la stella appena nata può abbagliare noi, non lui.

Solo che la Ferrari è in un periodo in cui pare un Bacio Perugina. O un Negronetto: le stelle sono tante. C'è anche quella di Mick Schumacher. Da paura, vederlo accanto all'amministratore delegato Camilleri nel box della Rossa al via del Gran premio. Romanticismo da tagliare a fette che però abbaglia in altro modo e crea distrazioni diverse. A cominciare da oggi, stessa pista. Il piccolo Schumi, un altro per modi e approccio adorabile come Leclerc, inizierà ad abbagliare al volante della SF90. Quella del guasto vintage, motore diverso però, perché già spedito a Maranello. Prima giornata di test infrastagionali con uno Schumi al volante della Ferrari dopo tredici o dieci anni a seconda si prediliga la versione ultima gara di Michael o ultimo test di Michael. Comunque, una distrazione per tutti in un momento in cui non servirebbero.

Anche perché solo un distratto non ricorderebbe che l'anno scorso, dopo le prime due gare, Sebastian Vettel era in testa a punteggio pieno; e l'anno prima a pari merito con Hamilton, una vittoria e un secondo posto a testa. Numeri, non un abbaglio.