Quell'omino risarcito di un'ingiustizia che ha acceso la notte dei nostri ricordi

Da Lima, fermato da un folle nella maratona del 2004, ha acceso il tripode

di Oscar Eleni

Mentre guardavamo commossi l'alba sognando con il braciere ibrido di Rio abbiamo riavvolto il nastro delle cerimonia d'apertura della 31ª Olimpiade dove la semplicità è diventata grandezza. Avevamo smesso di ballare il samba al ritmo della batucada perché ci siamo portati nel dormiveglia due immagini.

La prima era quella di Oscar Bezzerra Schmidt mano santa, il campione di basket per la gloria del Brasile e per la felicità di Caserta, per cui abbiamo sofferto tanto dopo le due operazioni al cervello per un tumore, l'ultim a nel 2013 a San Paolo. No, lui era là in mezzo al Maracanà, sostenendo con altri campioni brasiliani, la bandiera olimpica, bello sorridente come ai tempi in cui faceva sempre e soltanto canestro.

La seconda è stata la salita verso il braciere di Vanderlei Cordeiro Da Lima il maratoneta del Paranà che ad Atene 2004 fu fermato dal "teologo" irlandese Cornelius Horan mentre cercava di respingere l'attacco del nostro Stefano Baldini. Un gesto folle di uno che era saltato in pista a Silverstone, una crudeltà che forse non gli ha rubato la corsa, Baldini era in rimonta, ma certo è rimasto come il simbolo dell'ingiustizia nel grande sport. Anche i brasiliani avevano avuto il loro Dorando Pietri, l'emiliano di Budrio che nel 1908 commosse il mondo olimpico nei 200 metri finali di una maratona vinta con l'aiuto di due giudici che non potevano farlo. Fu squalificato, ma Conan Doyle, l'inventore di Sherlock Holmes, che assisteva come cronista del Daily Mail, raccolse sterline preziose per lui, lo aiutò a rialzarsi facendo diventare un gigante premiato con una coppa speciale dalla regina.

La stessa che il Cio diede a Da Lima dopo il fattaccio di Atene quando l'uomo di Cruzeiro de Oeste fu ancora più grande ammettendo che Baldini aveva meritato quel grande trionfo. Ma il Brasile che per lui protestò a lungo non ha voluto dimenticarlo e quando Pelè ha detto che non poteva salire quegli scalini del Marcana della sua gloria è toccato a lui accendere il braciere ibrido, ritrovando a 47 anni quel cielo che aveva sfiorato ad Atene 12 anni prima.

Con Vanderlei abbiamo ritrovato qualcosa che questa Olimpiade, intossicata dalla caccia ai dopati, sembrava non poterci dare: la riconoscenza. Con Da Lima l'olimpiade carioca ha cominciato davvero bene e siamo sicuri che il più felice guardando quell'uomo smagrito sia stato proprio Stefano Baldini, uno dei nostri grandissimi, come Bordin, nel fuoco delle maratone olimpiche.