Questo signore non potrà mai diventare un "bauscia"

Verrebbe da dire: diglielo tu, Peppino. Diglielo tu al figlio del Moratti che questa cosa non si può proprio fare. Peppino Prisco da dodici anni guarda l'Inter da una posizione privilegiata, e dalla sua nuvoletta ha visto finalmente un po' di gloria tornare a popolare la bacheca: e nei suoi occhi aguzzi il consueto disincanto avrà lasciato spazio all'allegria. Ma l'allegria del triplete credo che sia poca cosa rispetto alla disperazione che credo anche lui viva in queste ore cruciali. Per questo non mi sembra irriverente chiedere un suo intervento in extremis, anche adesso che i giochi sembrano fatti: che stanotte venga giù, dia una scrollatina ai sonni irrequieti di Massimo Moratti, e gli dica: «Ma dottore, è proprio sicuro?». Io penso che funzionerebbe.

Che questa operazione sia destinata a finire male, lo dice già la fisiognomica. Perché Erick Thohir, a dispetto della giovane età e dall'aspetto un po' cicciobellesco, sarà certamente un manager abile e onesto, e magari ha in tasca anche dei soldi. Ma una cosa è certa: è privo, radicalmente privo, di due requisiti indispensabili per fare il presidente dell'Inter. Non è un bauscia, e non è un illuso. Peppino Prisco, che da Masseroni in poi i presidenti dell'Inter li ha conosciuti tutti da vicino, sa che senza questo mix fondamentale di spacconeria e di sogni, alimentati reciprocamente, nessun essere umano può resistere alla tortura di essere interista. Figuriamoci a quella di essere il tifoso interista numero uno. Di vedere dalla plancia di comando Beccalossi che sbaglia tre rigori di fila, o Ronaldo vagare per l'Olimpico del 5 maggio mentre Poborski infilza Toldo. Se uno è una persona normale diventa matto. Se uno tifa per l'Inter pensa che anche questa è la vita.

Solo in quanto bauscia e illusi il destino ci ha sempre risparmiato l'onta di finire in serie B. Il fato del pallone sapeva che lì ci saremmo risvegliati e disintegrati come se don Chisciotte avesse scoperto che Dulcinea batteva il marciapiede. In B la Juve si è ricostruita, in B il Milan riempiva San Siro. E se l'Inter andasse in B Cicciobello Thohir magari resterebbe al suo posto, oculato e sorridente, magari dispiaciuto per le conseguenze sul bilancio, ma senza l'angoscia di un sogno spezzato, perché i magnati indonesiani non sognano. E soprattutto non fanno i bauscia al bar. Spiegalo tu, Peppino, al figlio del Moratti.