«Qui è caos, si vive alla giornata Ma resto perché voglio la stella»

«Vediamo, cerchiamo di finire questo campionato... C'è una situazione internazionale delicata. Speriamo. Ma qui a Donetsk è tutto tranquillo, qui non ci sono problemi, devo sentire la televisione romena per sapere cosa sta succedendo in Ucraina».
Mircea Lucescu è uno che la sa lunga, imbalsamerebbe i fulmini. Ma in Ucraina non si sta tranquilli. Il segretario di Stato americano John Kerry ha accusato i servizi segreti di Vladimir Putin di alimentare l'azione dei separatisti, Ghennadi Kernes, il sindaco della città filo-russa di Kharkiv, terza squadra del campionato, il Metalist, è rimasto gravemente ferito in un agguato mentre girava in bicicletta per le vie del centro, raggiunto alla schiena da una raffica di piombini. E proprio a Donetsk gli attivisti filorussi hanno occupato il Parlamento regionale e proclamato una repubblica indipendente. A calmare le acque è sceso in campo l'oligarga più ricco di Ucraina, l'imprenditore Rinat Akhmetov, presidente dello Shakhtar, la squadra di Mircea Lucescu che sta per vincere il suo nono scudetto, otto con lui in panchina.
«Le televisioni dicono tante cose, creano il panico, adesso qui tutti aspettano chissà che cosa, sperano, il 25 maggio ci saranno le elezioni presidenziali ma qui i separatisti fanno i bravi».
Ma Akhmetov è in pericolo? Si dice che potrebbe essere arrestato, o magari peggio. Cosa fa, scappa?
«Prima di toccare il presidente bisogna stare attenti, è l'uomo più influente del paese, ha 300mila dipendenti, vorrebbe dire mettere in ginocchio l'intera economia. Lui è una persona per bene, tranquillizza sempre tutti, non ha mai portato soldi fuori dall'Ucraina, ha investito sempre tutto qui, aiuta, ha aperto delle fondazioni. Per adesso è così».
Ma come si fa a restare in un club dove magari a settembre sparisce il presidente?
«Questo è un rischio ma qui si vive il presente e adesso bisogna vincere il campionato e poi fare una squadra ancora più forte, io voglio giocare la Champions league con qualche probabilità in più».
Cosa le manca?
«Un campionato più competitivo. Prima c'erano solo due squadre a giocarselo, adesso siamo in cinque ma non c'è quel clima che piace a me. Comunque non lo abbiamo ancora vinto, mancano tre giornate, due in casa e una fuori, con tre punti sul Dnipro.
Scusi Mircea, ma sa perché l'abbiamo sentita?
«Non me lo immagino».
Gira la voce che lei abbia già preso accordi con il Galatasaray, anche qualcosa di più, e naturalmente non ci aspettiamo che lei ce lo confermi...
«Il Galatasaray...? Ma non c'è soltanto il Galatasaray».
È vero, ma l'hanno vista a Istanbul.
«Istanbul? Ah sì, Istanbul... ma sono andato lì solo per mangiare il pesce sul Bosforo».
Lontanino...
«Sì, ma avevo bisogno di respirare un po' di aria tranquilla... E poi lì c'è il pesce buono».
I turchi sono pronti a farle ponti d'oro.
«Ma perché dovrei andarmene da qui? Ho successo, sono stimato, Akhmetov mi aveva chiesto tre cose, ricostruire la squadra, far maturare i giovani e fare risultato. Mi è riuscito tutto. Sono andati via Fernandinho e William, ma adesso ho undici brasiliani, Bernard ha solo 21 anni ma è un talento unico, i giovani stanno crescendo, faremo una grande Champions».
Però l'Ucraina le sta stretta, si capisce...
«Vorrei solo che ci fossero più certezze, non sappiamo neppure che campionato ci aspetta perché potrebbero non iscriversi le squadre di Crimea. Però qui stanno facendo grandi investimenti, sono cambiate le strutture, ci sono i soldi. Mi basterebbe un campionato regolare».
Come qui da noi?
«In Italia avete assistito a un campionato dove tutte e tutti si sono inchinati allo strapotere della Juventus, una supremazia che avete accettato senza aprire bocca».
Lei cosa avrebbe fatto?
«La Juventus è forte, anzi molto forte. Ma non così forte perché altrimenti si starebbe giocando le semifinali di Champions».
Ci tornerebbe in Italia?
«Prima che chiudano l'aeroporto... A parte la battuta, a quale livello? Qui Akhmetov vuole arrivare in alto, c'è un progetto».
Sì, sempre che, con tutto il rispetto, non salti per aria... Non so se...
«Qui sto bene. Se vinciamo questo campionato è il nono, un grande traguardo. Ho ancora un anno di contratto, il prossimo potrebbe essere il nostro decimo successo in campionato e anche qui danno la stella d'oro come in Italia. Essere l'allenatore della stella d'oro mi inorgoglisce».
Grande Mircea, ne saremmo molto felici, ma a Donetsk a quel punto le farebbero un monumento.
«Ah sì. Basta che non sia quello ai caduti».