Rafa, da fuoriclasse a uomo migliore È lo sconfitto che ha vinto lo stesso

«Volevo trionfare. Ma felice di aver fatto parte di un giorno così»

Ci sono perdenti che non saranno mai sconfitti. Rafa Nadal è uno di loro, perché nel giorno in cui aveva tutto contro ha saputo reagire alla tristezza con la classe che ha dentro di sé. Rafa è stato protagonista del momento più alto del tennis, ha partecipato da numero uno alla vittoria del suo avversario, quella che tutti volevano e che lui ha cercato di impedire in tutti modi. Da qui viene il perché di una partita che resterà negli occhi e nella storia del tennis, anche e soprattutto per il modo in cui lo spagnolo ha saputo applaudire il suo avversario eterno, la sua Nemesi sportiva, il suo paragone allo specchio: «Sono contento di aver fatto parte di questo match, di esserci stato in un giorno come questo. È stato difficile perché lui ha cercato di sfondare in ogni colpo e io ho fatto fatica nel set finale a tenere il mio servizio. Se penso dov'eravamo Roger ed io qualche mese fa però non posso che essere contento. E se gioco così, sulla terra rossa penso mi toglierò delle soddisfazioni». Rafa non lo dice chiaramente, ma Parigi è di nuovo il suo obbiettivo. Così come non dice che un giorno in meno dalla semifinale con due ore in più di gioco rispetto a Federer, alla fine hanno pesato: «Mi mancava forse un po' di velocità, ma avevo recuperato bene. Non è questo il motivo per cui ho perso: semplicemente Roger ha meritato più di me». Applausi.

Questa in pratica è la classe di un campione, e d'altronde questo è quello che gli ha insegnato Zio Toni, il suo maestro di sport e di vita che lo segue da quando era un niño e che lo accompagna anche adesso che Rafa ha qualche capello in meno da agitare: «Quello che conta disse una volta parlando del nipote - non è solo saper giocare bene. È diventare una persona migliore. L'aspetto determinante è essere coach ma anche essere zio. E non avrei mai potuto avere con me un ragazzo maleducato, insolente, senza carattere». Rafa Nadal è così, spiegato in poche parole, «un ragazzo che non è sempre d'accordo con me, ma che sa cosa vuol dire onore e rispetto». Per esempio, come ha detto ieri dopo la sconfitta, sapere che la vita non finisce sulla linea di fondo di un campo da tennis, e che il quindicesimo Slam mancato per colpa di Federer sarebbe stato «soltanto un altro titolo: ho vinto molte volte contro di lui, oggi mi ha battuto lui e devo solo congratularmi. Ovviamente vincere è straordinario, ma quello che mi fa felice più di ogni altra cosa è scendere in campo e sentire che mi sto divertendo». Così gli ha insegnato Zio Toni, il quale assicura che «Rafa sa che quando è in campo davanti a migliaia di persone è un speciale. Ma quando la partita finisce torna ad essere un ragazzo normale». Qui però Toni Nadal sbaglia: Rafa è speciale comunque. E ieri lo ha visto tutto il mondo.

MLomb