Il Real Madrid è super anche senza Ronaldo. E Zidane è imbattibile

CR7 parte in panchina. Casemiro e Isco decidono la Supercoppa. Lukaku consola Mou

La lingua della Supercoppa Europea è sempre quella spagnola (otto successi nelle ultime nove edizioni). Ma è un francese di Marsiglia l'asso pigliatutto (o quasi) della stagione. Zidane guida il Real Madrid alla seconda storica doppietta - Champions e Supercoppa - riuscita in passato solo al Milan delle meraviglie di Arrigo Sacchi nel 1989 e 1990. E sopratutto conquista il sesto titolo su otto competizioni giocate da quando guida i blancos. Che da 4 anni non perdono in gara secca e si confermano la squadra più forte del panorama calcistico mondiale.

Il Manchester United si sveglia dal torpore dopo un'ora, quando gli avversari hanno già segnato due gol, colpito altrettante traverse e iniziano ad accusare la stanchezza, ma non riesce a cambiare l'esito della gara nonostante il guizzo di Lukaku (un altro Raiola-boy), l'acquisto pesante dei Red Devils in questa sessione di mercato che si è subito preso la maglia numero 9 di Ibrahimovic e indossata, in precedenza, da Wayne Rooney.

Difficile pensare a un Real senza Cristiano Ronaldo, ma guai a parlare di un gruppo Cr7 dipendente. Certo, i gol del portoghese di Funchal sono stati decisivi nella scalata verso il bis in Champions ma ieri, con il lusitano grande ex (sei stagioni con i rossi d'Inghilterra) in panchina, i meccanismi della truppa di Zidane hanno funzionato a lungo benissimo.

Siamo a inizio stagione e giocare con un tasso di umidità altissimo (quello presente all'Arena Philip II di Skopje) non è semplice. Ma la trama che propone il Real Madrid - con lo stesso undici titolare, tranne Cr7, che 66 giorni fa ha spento i sogni di gloria della Juve - è quella di un film avvincente, in cui spiccano la verve e gli inserimenti di Casemiro. Suo il tiro che a Cardiff fece vacillare i bianconeri di Allegri, poi affossati dal solito Ronaldo, sua la conclusione mancina di controbalzo che sblocca il match. Un gol meritato (sul quale il guardalinee italiano Tonolini coglie bene la posizione regolare del madridista) dopo la traversa colpita otto minuti prima. Tutto senza Cristiano, appena tre allenamenti nelle gambe dopo 36 giorni di stop, che si gode lo spettacolo a bordo campo prima della passerella finale.

Più disarticolato nella manovra lo United, al quale manca personalità e qualità nel mezzo (Pogba gira a vuoto e si concede qualche leziosismo di troppo). Molto indolenti i Red Devils nell'approccio alla gara e aggressivi, ma solo in parte, dopo il time-out concesso da Rocchi alla mezz'ora per la calura opprimente e la strigliata di Mourinho. Tanti individualismi e molta forza, ma poco costrutto per la truppa inglese. Tanto che il portoghese (bello l'abbraccio con il connazionale Ronaldo al rientro negli spogliatoi per l'intervallo) decide di inserire il baby attaccante Rashford - diventato nel 2016 il più giovane bomber dell'Europa League - e Fellaini.

Dopo che Isco trova facilmente il raddoppio e Bale fa tremare di nuovo la traversa, il Manchester inizia a essere più convincente e fa valere la maggiore fisicità dei suoi elementi. Lukaku, che poco prima aveva sparato alle stelle una respinta di Navas, trova il gol grazie a un intervento non pulitissimo del portiere del Real. Che si riscatta deviando in uscita la conclusione di Rashford. Real meno lucido nel finale anche se i nuovi entrati Lucas Vazquez e Asensio confezionano nel recupero un'azione (sventata da De Gea) del ko, Manchester che non completa la rimonta nonostante gli sforzi espressi. Sul campo vincono gli spagnoli, in attesa magari di qualche rivincita inglese (lo «scippo» di Bale?) sul mercato.