La regia del Moro, lo zio del nuoto italiano «Ecco come gestisco la sfida tra Greg e Detti»

Tutti i segreti dei nostri fondisti nelle mani di Morini, il tecnico cercatore d'oro «Devo diversificare gli allenamenti, altrimenti loro non smettono di misurarsi»

nostro inviato a Ostia

Venerdì, per noi, per voi, inizia l'Olimpiade. Per loro, invece, l'Olimpiade è iniziata da sempre. Loro gli atleti di ogni disciplina. Loro i nuotatori al centro del nostro viaggio di due giorni a Ostia, Polo natatorio della Federnuoto, una struttura che sa di efficienza americana eppure è tutta italica. Loro i tecnici. Come Stefano Morini, il numero uno degli allenatori dell'Italnuoto, che segue questi ragazzi come figli (oddio, per la verità Gabriele Detti è suo nipote). E loro gli uomini nascosti dietro le imprese dei nostri ragazzi. Sono molti. Nel caso di Gregorio Paltrinieri e Gabriele Detti si chiamano Cristian Galenda, l'assistente allenatore; Marco Lancissi il preparatore atletico; Ivo Ferretti il biomeccanico-video analista; Stefano Amirante il fisioterapista; e Paolo Venini, lo psicologo preso in prestito dall'Università di Siena. Sono bastati un paio di giorni vissuti accanto a due grandi atleti del nostro nuoto per comprendere quanta fatica e quanto silenzioso lavoro si nascondano dietro una medaglia olimpica, un podio, una finale sfiorata, persino una delusione olimpica. Dal lunedì al sabato le sedute di nuoto sono dieci. Un paio di ore al mattino e un paio al pomeriggio. In mezzo una pausa di cinque ore. Sembra molto? Non lo è. In due ore in vasca questi ragazzi nuotano serie di 4mila metri per un totale di 8-9 chilometri. A fine giornata fanno 18 km. Lunedì, mercoledì e venerdì anche palestra. Riposo mercoledì e sabato pomeriggio. Domenica liberi tutti. E così per dieci mesi l'anno. Ecco. Ricordiamocelo quando seguiremo le loro gare. Giusto per capire cosa sta dietro le loro imprese.

A metà giornata, prima di andare a mangiare, c'è chi come Gregorio impiega cinque minuti a trovare le forze per uscire dalla piscina, e chi come Gabriele si ferma a metà scalinata e riprende fiato prima di tornare nella propria stanza. A proposito: le camere del centro federale. Il tocco d'America si vede anche in questo. Non sono stanzette, sono camere d'albergo con tutto quel che serve. Diciamo tre stelle abbondanti. Armadio, grande bagno, scrivania a tutta parete, letto matrimoniale, balcone, megaschermo tv, cose belle dunque.

«Fra Gregorio e Gabriele ho solo differenziato la preparazione finale perché uno si dedicherà a più specialità (Detti, 400 e 1500) e l'altro punterà sui 1500» spiega Morini, per tutti il Moro, 59 anni, toscano di Livorno, allievo di Alberto Castagnetti, una famiglia nei motori. «Mio padre e mio zio corsero quattro Mille Miglia... In famiglia si ricorda ancora quella volta che alla radio l'annunciatore disse la macchina dei fratelli Morini è in fiamme.... Che spavento. Per fortuna andò tutto bene... Tornando a Gregorio e Gabriele, a Olimpiadi vicine ho differenziato l'allenamento anche perché sennò è più forte di loro: continuano a sfidarsi e non posso permettermi che gettino via energie preziose. Però, per il resto, sono due gran bravi ragazzi. Anzi tre: con loro si allena Nicolangelo Di Fabio, è ancora giovane, ma vedrete fra un po'... Sono meravigliosi perché mai una protesta, mai un borbottio. Fanno davvero tutto quello che gli chiedo». E da quanto racconta Gregorio nell'intervista qui sopra il Moro chiede davvero tanto. Ma dà tanto. «Gregorio ha migliorato l'ampiezza delle bracciate, le virate, e dai 5 ai 40 m, cioè nelle fasi nuotate, è in assoluto il più veloce di tutti. Gabriele nuota meglio. Greg è più efficace sott'acqua». Il Moro parla col cronometro in mano mentre terminano la serie. Di tanto in tanto sorride. «Gran bravi ragazzi».

BCLuc