Renzo Rosso, la Diesel e il grande caos del calcio a Vicenza

Il calcio vicentino è in fibrillazione. Il patron di Diesel, Renzo Rosso, ha di fatto rilevato il Vicenza e per rilanciarlo pensa a una fusione con il suo Bassano Virtus. Ma i tifosi di quest'ultimo non ci stanno e minacciano di adire a vie legali

Lane Virtus Vicenza. Così dovrebbe finire per chiamarsi, dopo infinite discussioni, la nuova squadra di calcio che nascerà prossimamente dalla fusione tra Vicenza e Bassano. Sempre che qualcuno non metta i bastoni tra le ruote all'imprenditore Renzo Rosso, il patron del marchio Diesel che è il regista di un'operazione che piace soltanto ai tifosi biancorossi. Mentre a Bassano del Grappa, ricchissima cittadina della provincia la cui squadra di calcio è di proprietà di Rosso da 22 anni, già preparano le barricate.

In Italia e non solo in Italia, il calcio si intreccia con i campanilismi. Quanto sta succedendo in queste ore nella provincia di Vicenza, è la conferma di questa tradizione. Il 28 maggio Renzo Rosso, già presidente del Bassano, ha presentato in Tribunale un'offerta di circa un milione di euro per rilevare il titolo del Vicenza, dichiarato fallito lo scorso gennaio e messo nel frattempo in amministrazione provvisoria. Rosso, al decimo posto nella classifica degli uomini più ricchi d'Italia con un patrimonio di 3,7 miliardi di euro, fino ad ora si è accontentato di tenere in terza serie il Bassano, società solida e gestita in modo impeccabile. Ma il Vicenza, squadra dal passato glorioso sprofondata negli ultimi anni in Serie C, è un'altra cosa. Di qui l'idea di fonderle insieme.

Una prospettiva che, giusto per usare un eufemismo, non piace ai tifosi del Bassano. Da quando è spuntata la voce del progetto di Rosso di creare un'unica squadra per tutta la provincia di Vicenza, in riva al Grappa la preoccupazione si è trasformata in rabbia. Tanto che Stefano Rosso, figlio di Renzo e presidente del Bassano Virtus, ha pubblicato una lettera nella quale ha spiegato ai tifosi gialloblù in che cosa consisterebbe il progetto della famiglia Rosso. Secondo il giovane presidente, "ci sentiamo chiamati a dare una mano e un sostegno al Vicenza calcio, per lo stesso motivo che ci ha spinto a interessarci al Bassano Virtus 22 anni fa. La nostra famiglia - scrive Stefano Rosso - non abbandona il Bassano ma lo proietta al futuro, mantenendo il suo settore giovanile".

Ma il suo appello non ha convinto nessuno e anzi, non ha fatto altro che alimentare ancora di più il malcontento dei tifosi del Bassano, che si è concretizzato in azioni concrete come cori e striscioni di protesta. Ma non è finita qui, dato che alcuni sostenitori gialloblù minacciano di adire a vie legali contro i Rosso. A proposito di vie legali, la tanto discussa fusione si scontra con i regolamenti sportivi della Federcalcio (Noif), che non la consentono tra club professionistici non confinanti se non per casi di assoluta eccezionalità. Inoltre, come scrive tuttoc.com, Rosso vorrebbe rilevare il Vicenza senza sobbarcarsi i contratti dei giocatori ancora sotto contratto con la società biancorossa: l'Aic - Associazione italiana calciatori - è pronta a schierarsi con i calciatori berici. Vicenza e Bassano del Grappa sono separate da 34 km. Ma la distanza tra le due città non è mai stata grande come adesso.