La resa di Mancini «L'Inter è stata pietosa»

«Qualcuno si era illuso che potessimo vincere lo scudetto... Il terzo posto era alla portata. Ma questa squadra non fa gol»

«La sconfitta è meritata e non importa il fatto che nel secondo tempo abbiamo avuto le palle per segnare, ma come spesso capita le abbiamo fallite. La mia speranza era di vincere e che la Roma facesse un passo falso. I giocatori lo sapevano, ma l'impatto con la partita è stato pietoso. Non so se qualcuno ha pensato che la stagione fosse finita, l'atteggiamento è stato totalmente sbagliato. Molti di loro devono capire che l'Inter è l'Inter, l'obiettivo era il terzo posto ed era alla portata, ma non ci siamo riusciti perché siamo lacunosi nel fare gol, manchiamo di qualità tecnica e su questo dobbiamo lavorare. Sicuramente pecchiamo di personalità perché abbiamo tanti giovani. Noi abbiamo ingannato a inizio anno e qualcuno ha pensato che potessimo vincere il campionato». Mancini dopo Lazio-Inter 2-0.

Qualcuno è rimasto a bocca aperta: parole forti, se ne vuole andare. Scherziamo? Doveva elogiarli? Il tecnico ha poi aggiunto: «I primi venti minuti, i peggiori di sempre».

Qui siamo meno d'accordo, non solo i primi venti. Difficile dire se sia stata la peggiore ma certamente è stata la partita dove nessuno ha meritato la condizionale. Handanovic si è sdraiato sul gol di Klose, lui lodato enne volte per essere rimasto in piedi fino all'ultimo decimo di secondo. Murillo e Miranda uno peggio dell'altro, evidenti le lacune del colombiano, oltre all'ingenuità sul rigore, meno appariscenti quelle del brasiliano, errori gravi e una mano da Banti: ferma Konko che gli soffia regolarmente il pallone al limite dell'area. Gli esterni non pervenuti, quelli bassi invisibili in spinta e copertura, quelli offensivi fragili e demotivati. Medel sembrava un altro, non faceva neppure pressing da solo, un suo modo per scaricare adrenalina. Kondogbia più dentro la squadra ma con zero progressi in costruzione e troppe palle perse in dribbling a metà campo. Jovetic il primo lo salta sempre, il problema è il secondo. Icardi non ha calciato mai in porta. Fra i subentrati, Palacio forse è riuscito a non toccare mai il pallone.

Davanti a questo squallore Mancini cosa poteva commentare? «Brozovic ha ancora lacune, grandi prestazioni poi errori su giocate semplicissime. Murillo un pollo». Ancora una volta sono le motivazioni a fare la differenza, quelle dell'Inter stavano a zero con una posizione in classifica che non si sarebbe spostata neppure a fronte di tre vittorie, e un inutile rischio infortuni a un mese dagli inizi di campionato europeo e coppa America.

Comunque in campo tutti uomini scelti dal Mancio, altri in arrivo, partenze già decise. Mancini ha parlato di problema del gol, evidente, sebbene abbia regolarmente convocato otto attaccanti: Eder, Icardi, Palacio, Manaj, Jovetic, Perisic, Ljajic e Biabiany, un contingente che non ha nessuna altra squadra di serie A.

L'unica nota positiva arriva da chi non c'è, l'argentino Banega e il turco Erkin sono tanta roba, ma qui il merito è di Ausilio. Il resto sono tanti depistaggi.