Rio 2016, Nicolai-Lupo in finale di beach volley

Per la coppia è medaglia certa dopo un primo set perso in fretta un secondo vinto facile e uno spareggio a quindici conquistato con uno sprint finale. Una medaglia, d’oro o d’argento, che sembrava un sogno

Una medaglia sulla sabbia e sotto le stelle. Una medaglia di mezzanotte. Una medaglia, d’oro o d’argento, che sembrava un sogno. L’oro o l’argento di Copacabana, dove il beach volley si sente a casa, dove più vera è la festa. L’oro o l’argento della rincorsa, dopo un primo set perso in fretta un secondo vinto facile e uno spareggio a quindici conquistato con uno sprint finale, di reni, di forza, di fatica, di gambe che resistono e continuano a saltare, di mani alzate, di schiacciate senza fine.

Si sente il vento che spazza l’oceano. Daniele Lupo e Paolo Nicolai non ci fanno caso, non cedono su nessuna palla e questa finale se la vogliono giocare senza rimpianto. Per arrivare fino a qui hanno preso a schiaffi la sorte, fatto muro contro la sfortuna, contro gli infortuni e quel maledetto tumore che solo un anno fa ha provato a fermare Daniele, senza riuscirci. Lupo è cresciuto sulla sabbia, come il nonno, il padre e il fratello, Nicolai cercava qualcuno su cui scommettere. Si sono ritrovati e riconosciuti, forti senza scena, forti senza mai strafare, solidi come due che questa olimpiadi carioca l’hanno preparata pezzo a pezzo, vincendo due europei di fila e prima nella storia italiana del beach volley conquistando un torneo del grande slam, a Shangay. Questa lunga rincorsa è iniziata quattro anni fa a Londra, quando sono rimasti con un quinto posto a due passi dal doppio, ma togliendosi la soddisfazione di eliminare la coppia leggendaria Rogers/Dalhausser.

Sono stati quattro anni di allenamenti sulla spiaggia di Ostia, con l’idea di giocarsela qui a Rio, senza complessi, puntando sul lavoro e sulla forza mentale. Una notte contro la coppia russa Semenov-Krasilnikov che vale una finale. Ora resta un solo passo da fare, giovedì, contro i padroni di casa, contro i brasiliani Alison e Bruno Smith. È qui, muro a muro contro i campioni del mondo, serve una magia, di mezzanotte.