A Rio soldi finiti. Dichiarato lo stato di calamità

Si rischia il flop olimpico: serve denaro per far andare avanti la città durante i Giochi

Paolo Manzo

Rio de Janeiro Non lo ammetteranno mai ma i membri del Comitato olimpico internazionale (Cio) da tempo si sono pentiti della decisione presa nel 2009, quando scelsero Rio come città sede dei Giochi, i primi sudamericani. Non bastasse infatti la baia di Guanabara - una bomba di virus per gli atleti che lì disputeranno le gare di vela visto che ogni giorno in essa vengono riversati 226 milioni di litri di liquami fognari non trattati, l'equivalente di 93 piscine olimpiche di escrementi - venerdì notte, a meno di 50 giorni dall'inaugurazione delle olimpiadi, il governatore di Rio, Francisco Dornelles, ha dichiarato lo «stato di calamità finanziaria» della città. «Una cosa mai accaduta prima nella storia olimpica moderna sbotta il professore universitario Lamartino da Costa, membro di un gruppo di ricerca finanziato dallo stesso Cio una decisione incredibile».

In realtà il decreto di calamità finanziaria pubblicato in Gazzetta Ufficiale ieri è un atto dovuto alla ricerca, disperata, di fondi addizionali affinché Rio possa ospitare le prossime Olimpiadi senza che l'evento si trasformi in un flop o, peggio, in tragedia. La città sede ha infatti finito i soldi per pagare i dipendenti e, senza stipendi, le proteste di professori e statali rischieranno di paralizzare i Giochi. Inoltre, gli ospedali stanno chiudendo o riducendo drasticamente gli orari di funzionamento e, soprattutto, la linea 4 della Metropolitana - fondamentale per far defluire ogni giorno 300mila tra turisti, giornalisti e delegazioni dalla Barra, una delle zone olimpiche più importanti - non sarà mai terminata senza ulteriori stanziamenti. Sarebbe il caos, vista la disastrosa viabilità di Rio, anche perché proprio alla Barra si concentrano gran parte delle discipline olimpiche. Rodrigo Vieira, ministro dei Trasporti della città, ieri ha garantito che «la linea 4 della metro sarà completata il primo di agosto». Dopo tante promesse mancate vedremo se, almeno questa, sarà mantenuta. Di certo c'è che i Giochi inizieranno il 5 agosto e, «nel caso la metro non sia pronta atleti, giornalisti e delegazioni ironizza una reporter carioca - farebbero bene per gli spostamenti a munirsi di elicotteri». Altri problemi grossi sono infine rappresentati dal completamento del velodromo che dovrà ospitare le gare di ciclismo su pista e dalla sicurezza, soprattutto quella antiterrorismo dopo che ieri l'Abin, i servizi segreti brasiliani, hanno annunciato che un gruppo filo-Isis sta diffondendo dal 29 maggio scorso proprio a Rio ed in portoghese le barbarie commesse dallo stato islamico tramite l'app di messaggeria crittografata Telegram. Il timore di un lupo solitario, soprattutto contro le delegazioni dei paesi più impegnati contro l'Isis, insomma cresce ma, come ammesso dal governatore Dornelles, «la crisi grave che sta colpendo Rio ci impedisce di onorare gli impegni in vista delle Olimpiadi».