Il rischio Brexit fa tremare la ricca Premier

Londra Il campionato più globalizzato rischia di trasformarsi in una torneo autarchico, ristretto a calciatori autoctoni. Tutta colpa della Brexit che incombe come un ridimensionamento di stampo nazionalistico sulla ricca e internazionale Premier League. Il divorzio di Londra da Bruxelles avrebbe forti conseguenze, economiche quanto commerciali, ma anche un impatto deflagrante sul calcio britannico, con più di 400 giocatori, attualmente tesserati da club professionistici, che perderebbero immediatamente il diritto di residenza nel Regno Unito. Il 23 giugno, giorno del referendum sulla permanenza nell'Unione Europea, può dunque cambiare il volto del football di Sua maestà. «Lasciare l'UE avrebbe un enorme effetto sul calcio, molto più grande di quanto la gente possa credere - ha spiegato il procuratore Rachel Anderson -. Più della metà dei giocatori attualmente in Premier necessiterebbe del permesso di soggiorno. Nel breve periodo l'impatto sarebbe forte, sul lungo periodo però i club sarebbero costretti a puntare sui talenti nazionali». Secondo le normative attualmente in vigore, i calciatori in possesso di regolare passaporto comunitario sono liberi di giocare nel Regno senza alcuna restrizione. Gli extra-comunitari, viceversa, devono rispettare i criteri imposti dal ministero degli Interni, il più importante dei quali prevede che lo straniero in questione faccia parte stabilmente della nazionale del proprio paese d'origine. Una condizione per accogliere solo l'immigrazione (del pallone) qualificata, d'elite. Analizzando però le prime due divisioni d'Inghilterra e la Premier di Scozia è stato calcolato che almeno 332 giocatori non rientrerebbero in questi parametri, qualora si votasse per l'uscita dall'Unione.Un'ipotesi che dimezzerebbe le rose di squadre come Aston Villa, Newcastle e Watford, che perderebbero fino a 11 giocatori. Nella sola Premier giocano almeno 100 giocatori a rischio espulsione, tra i quali la stella del Leicester dei miracoli, il francese N'Golo Kante, solo di recente convocato da Deschamps. Anche per questo la vice-presidente del West Ham, Karren Brady, uno dei volti della campagna per restare in Europa, ha scritto ai club, mettendoli in guardia sulle «conseguenze devastanti» per il calcio d'Oltremanica, a maggior ragione alla vigilia dell'entrata in vigore del maxi-contratto da 6 miliardi di euro per la cessione dei diritti tv.

Commenti

scorpione2

Ven, 01/04/2016 - 13:53

allora che andassero a giocare con i canguri.