Il ritorno dei panzer: la ditta Gomez-Draxler demolisce gli slovacchi

Tedeschi troppo forti per Hamsik e compagni Boateng apre e Ozil sbaglia anche un rigore

Claudio De Carli

Presa a martellate dai campioni del mondo, la Slovacchia lascia la Francia. I tedeschi continuano a non prendere gol e la notizia vera è che adesso vincono anche con il centravanti.

Hamsik e fratelli sono rimasti in partita sette minuti scarsi, poi un destro rasoterra di Jerome Boateng appostato una decina di metri scarsi fuori area e in posizione centrale, ha bucato gambe e Kozacik per l'1-0. Fine delle trasmissioni, troppo facile, sono andati al tiro tutti, destro, sinistro, zuccate, Ozil ha fallito un rigore, o meglio Kozacik glielo ha deviato. Un errore che ha pesato sulla mezza dell'Arsenal che negli immediati minuti successivi ha fallito due facili occasioni. Sul finire del tempo Julian Draxler ha eseguito un fuori programma sulla riga di fondo alla destra della porta slovacca, ha messo in area rasoterra e Gomez è entrato come un camion per il 2-0. Troppo veloci, non ci ha capito niente nessuno. L'ex viola, ora al Besiktas, ha restituito l'assist, magari in modo involontario ma efficace, al talentino del Wolfsburg che si è esibito in una rovesciata stile vecchio stampo, un destro dentro l'area che ha portato il risultato sul 3-0. Senza mai accelerare la Germania ha continuato a tirare giù i poveri slovacchi, perfino l'appesantito Hummels riusciva ad arrivare alle soglie dell'area avversaria palla al piede, quando è entrato Podolski ha rischiato di segnare il quarto gol, Kroos ha calciato dal dischetto del rigore colpendo Kozacik che in fin dei conti è stato uno dei positivi della squadra di Jan Kozak. Non Hamsik. La sua è stata una prestazione leggera, pochi palloni persi così come poche sono state le intuizioni. Ha trotterellato sul cerchio, ha smistato, e non ha mai calciato in porta. L'altro a tradire è stato Vladimir Weiss, ex talento caduto progressivamente in un oblio senza fondo. L'ex Pescara è uscito a fine primo tempo dopo aver irritato abbastanza Kozak e dopo aver ricevuto credito infinito. Il resto è gente modesta, Kucka sta al fianco di Kozacik come rendimento in questa legnata senza attenuanti, ha corso, ha contrastato e ha provato a far male a Neuer.

E poi i tedeschi. Impeccabili, senza star lì a ragionare dove iniziano i demeriti degli avversari. Joachim Löw ha tenuto in panchina a meditare Mario Götze, un destino che ormai è diventato una regola per il talentino che si affida al Dalai Lama per risolvere i suoi guai, entra, segna, ma non basta mai. Adesso è Draxler il numero uno, gli affidano palle impossibili sul filo del fallo laterale e lui le colora, gliela mettono in mezzo a cento gambe e lui ci arriva e inventa. Peraltro sempre in modo pulito, efficace. Quando Löw lo ha tolto nel finale tutto lo stadio si è alzato per applaudirlo. Non male neppure Kimmich che uscito dalle giovanili dello Stoccarda, è arrivato al Bayern per giocare in mezzo al campo e invece Löw lo schiera terzino destro con risultati sorprendenti.

Ora ci si chiede dove può arrivare questa Germania che non prende gol, segna e sta crescendo di partita in partita. In realtà non è niente di perfetto, ma ci sta arrivando, ha iniziato cauta perché la Slovacchia a maggio, in amichevole, gliele aveva suonate, e in questa ha mostrato umiltà, poi è riuscita a sopperire a una giornata non certamente fashion di Thomas Müller, il perno attorno al quale gira la giostra di Löw. Dietro quando sono stati assaliti non sono sembrati ermetici ma questa ormai è una leggenda, Neuer non ha mai parato e nessuno dei difensori ha dovuto ricorrere a falli clamorosi. Ma la cosa più bizzarra è che ora ci chiediamo come fare a fermarli e annotiamo che con noi i campioni del mondo hanno sempre sofferto. E forse ci dimentichiamo qualcosa.