Il ritorno dell'ammiraglia Volvo con S90 e V90 lancia la sua sfida hi-tech

Berlina e wagon offrono di serie il Pilot Assist. Motori esuberanti, materiali pregiati e un ambiente interno che invita al viaggio

Prima la sicurezza e poi il lusso. Le priorità di Volvo nei suoi quasi 90 anni di vita è stata fondata nel 1927 a Göteborg da Assar Gabrielsson e Gunnar Larsson - sono sempre state rigorosamente rispettate e ci sono voluti i cinesi di Geely, che hanno acquistato da Ford il brand svedese nel 2010, per far compiere alla marca il passo decisivo per entrare nell'aristocrazia dei blasoni premium. Dopo il trionfale ingresso (lo dicono i risultati di vendita con lunghe liste di attesa) di Xc90 nella elite dei Suv di lusso, tocca adesso alla berlina S90 e alla wagon V90, due autentiche ammiraglie che arrivano a sfiorare i 5 metri di lunghezza (4,94 metri la V, 4,96 la S), proseguire sullo stesso cammino che porta Volvo a competere ad armi pari con i marchi premium tedeschi e britannici. Prima, dicevamo, c'è sempre stata la sicurezza come obiettivo quasi esclusivo di ogni nuova Volvo, un core value che rimane centrale anche per le nuove 90 con le quali, tuttavia, è il design ad aver acquisito un ruolo dominante.

La «famiglia» delle «90» è la prima opera compiuta di Thomas Ingenlath, chief designer approdato in Volvo nel 2012 dopo 21 anni trascorsi nel Gruppo Vw, molti dei quali sotto la preziosa guida di Walter de Silva. Adesso, mettendosi al volante di una V90, si respira un'aria più rarefatta, lo stile è sempre scandinavo, ma di minimalismo non c'è più traccia. Materiali pregiati, accostati con estrema precisione e grande eleganza, senza eccedere in sobrietà, creano un ambiente che invita al viaggio, mentre all'ergonomia provvede il grande touchscreen (9,2 pollici) orientato verticalmente, uno schermo, collegato al sistema di infotainment Sensus, attraverso il quale si comandano praticamente tutte le funzioni della vettura.

L'immagine hi-tech è forte ed è in linea con le dotazioni tecnologiche delle nuove grandi svedesi che sono equipaggiate di dispositivi che le rendono pronte per la guida autonoma quando questa sarà possibile. Per adesso con il Pilot Assist si può lasciare il volante per 30 dopo aver inserito il cruise control intelligente e la funzione Lane Keeping: ad accelerare, frenare e seguire le curve della strada ci penserà l'auto. Per Volvo l'avvento del Pilot Assist, offerto di serie sulle 90, rappresenta una nuova tappa nel cammino che, a partire dalle origini, l'ha sempre messa un passo avanti rispetto alle concorrenti dal punto di vista della sicurezza.

I motori sono tutti 4 cilindri, in linea con una decisione che Volvo ha preso alcuni anni fa di produrre soltanto unità con questo frazionamento e di usare la sovralimentazione per dosare i cavalli, e sono tutti 2.0 con potenze che per le versioni a benzina vanno dai 254 cv della T5 ai 320 della T6, e per il diesel dai 150 cv della D3 ai 235 della D5 Awd. Per la nostra prova abbiamo scelto una V90 D4 Awd con trazione integrale che vanta una potenza massima di 190 cv, tanti e più che sufficienti per spingere sportivamente la grande station wagon svedese che in questa versione può essere la soluzione più giusta per famiglie benestanti (costa, nella versione top Inscription, oltre 62mila euro) e per le aziende (versione Business Plus a 58.700 euro). Il cambio è un moderno Geartronic a 8 rapporti che può essere manovrato anche attraverso i paddle al volante, una trasmissione che asseconda sia la guida dinamica sia una marcia in totale relax rispettando i limiti di velocità che l'esuberanza del propulsore porta a superare con grande facilità anche perché, quando si è al volante di una Volvo, viene del tutto naturale sentirsi sicuri e protetti.

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