Roma '24, tiramisù senza i savoiardi

I l segreto per Roma 2024 è trovare la ricetta migliore del tiramisù arrangiandosi con quello che si ha. È passata da poco la mezzanotte e sulla navetta che va da Casa Italia verso il centro ci sono loro, simpatiche, scanzonate, dolcissime. È il dream team del fioretto femminile. Non potranno vincere l'oro come squadra, solo individualmente, perché per una rotazione assurda voluta dal comitato olimpico non possono gareggiare a Rio. Elisa Di Francisca, che qui difende l'oro di Londra, occupa sdraiata tutta l'ultima fila, come si fa in gita. Questa sera ha cantato con Gigi D'Alessio, con un duetto in stile Anna Tatangelo: "Le domeniche d'agosto quanta neve che cadrà". Adesso finge di dormire, in realtà sta ascoltando le divagazioni di Alice Volpi e Valentina Cipriani. Sono due ragazzine, Valentina potrebbe fare la rocker, ma arrossisce quando uno le parla. Alice appare romantica, ma in pedana ha la freddezza di Athos o di Cyrano. Giovanna Trillini le guarda e un po' le rimprovera, un po' sorride, un po' le prende in giro. Giovanna ora allena e non fa pesare a nessuno i suoi tre ori, un argento e tre bronzi. Ma l'argomento della notte non ha nulla a che fare con il fioretto. Si discute su come si fa il tiramisù. Non in assoluto, ma dove trovare gli ingredienti per farlo decente anche qui a Rio. Il problema è che non si trovano i savoiardi. Alice propone i pavesini, ma pure quelli scarseggiano. L'alternativa è usare gli Oro Saiwa, un passaggio veloce nel caffè corretto e cacao in polvere. Oppure i tegolini, aperti a metà. Vanno bene perfino biscotti qualsiasi. L'importante è che sia tutto pronto per colazione.

Ecco, Roma 2024 è come il tiramisù. Ci sarebbe tutto, ma manca una cosa essenziale: Roma. O meglio, il sindaco di Roma. Virginia Raggi è come i savoiardi. Mercoledì sera il Coni ha inaugurato Casa Italia, un'isola che sembra abbracciare l'oceano. È un modo per dire: così l'Italia sa meravigliare. Non era però soltanto una festa, ma il primo tentativo di fare il tiramisù senza i savoiardi. Bisognava convincere gli altri che si può fare, che è buono lo stesso.

Eccoli, gli altri. Alexander Zhukov, presidente del comitato olimpico russo. Il delegato al Cio brasiliano, che qualche favore ci deve. Il potentissimo Ahmad Fahad Al-Sabah, lo sceicco del Kuwait che controlla la maggioranza di Fifa e Cio. E poi tutti i voti che possono servire per spiazzare Parigi: giapponesi, australiani, cinesi, argentini e via con tutto il risiko delle nazioni. Renzi, nel ruolo di pavesino, confabulava con tutti, rassicurava, con al fianco Mario Pescante, che al Cio ha casa, Franco Carraro e incursioni attente di Luca Cordero di Montezemolo. Roma 2024 è un sogno e potrebbe essere una rinascita. Vale la pena di provare. Senza sprechi, magari. Dicono, e ne sono convinti anche i russi, tanto per dire, che proprio Renzi abbia una carta da giocare. Azzardata. Non strozzare i debiti di Roma Capitale. È un compromesso con la Raggi: solo grazie alle Olimpiadi, Roma può evitare il fallimento. Basta che il no diventi ni. In cambio i grillini chiederanno modifiche al progetto originale. Un modo per dire: non ci siamo rimangiati nulla. La ricetta sarebbe a questo punto un tiramisù con il pane di stelle.