Roma in agitazione per salvare l'autostima «Vincere e ripartire»

Spalletti sprona i suoi («non molliamo») e su di sé: «Resterò se vinciamo un trofeo»

Ora che la Juve è volata a +7 e ha allontanato i sogni scudetto, almeno prima che arrivi il nuovo anno, Luciano Spalletti si trova di fatto a guardarsi indietro. «Ma non buttiamo via tutto dopo la sconfitta di Torino, il ko fa male, però non dobbiamo mollare, l'autostima deve restare intatta», così il tecnico. Che continua a ribadire come il suo futuro sulla panchina della Roma sia legato a un trofeo alzato («sarebbe scorretto prolungare il contratto senza vincere»): se ne riparlerà ad aprile. Sottolineando anche che «andai via da qui perché stampa e società dicevano che non ero all'altezza, ma quando ero allo Zenit della squadra giallorossa non si parlava più. Luis Enrique ha vinto a Barcellona, Ranieri si è preso la Premier, mentre qui è rimasto tutto uguale». Tradotto: l'ultimo a vincere con la Roma è stato lui nel 2008 (Coppa Italia e Supercoppa).

La ripartenza stasera nel fortino Olimpico - dodici vittorie di fila compreso il derby con la Lazio giocato in «trasferta» - e con la sfida al Chievo ora nella parte sinistra della classifica e che di sicuro non regalerà nulla («queste sono le partite da vincere assolutamente», così il tecnico). L'infermeria giallorossa è tornata ad affollarsi (Manolas, De Rossi e Paredes sono ai box insieme al lungodegente Florenzi), Totti e Dzeko sono reduci dall'influenza e Nainggolan è recuperato ma non al top. Dunque, Spalletti dovrà nuovamente cambiare faccia alla Roma.

E se la difesa ha incassato appena un gol nelle ultime 4 gare tra campionato ed Europa League, è singolare che il reparto offensivo non timbra il cartellino da quasi un mese. Lo stesso Dzeko si è fermato alla doppietta al Pescara, unico acuto nelle ultime 7 partite, Salah è stato assente per infortunio, Perotti è il calo di forma ed El Shaarawy non è in testa nelle gerarchie spallettiane, come ha dimostrato la scelta iniziale (e azzardata) di Gerson allo Stadium contro la Juventus. «Ma lui ha un quindicesimo di responsabilità nella sconfitta di Torino, non aveva concesso nemmeno un cross ad Alex Sandro», così Spalletti difende il giovane brasiliano. Che oggi sarà riproposto in mediana al fianco di Strootman, a sua volta non al meglio nonostante il gol nel derby.

Le battute finali il tecnico le dedica al collega Sarri che in settimana aveva parlato della differenza di rigori tra Roma e Napoli: «È il più bravo di tutti, quando penso a lui mi viene in mente il suo gioco e vedrete quanto metterà in difficoltà il Real in Champions. Lo stimo nonostante quello che ha detto».

Commenti

Gibulca

Gio, 22/12/2016 - 11:57

Per fortuna sono "appena appena" più giovane di un 90enne. ALtrimenti sarebbe dal 1927 che sentirei gli allenatori della Rometta dire "Vincere e ripartire", frase solitamente pronunciata a dicembre. Ossia 4-5 mesi dopo della frase "Quest'anno vinciamo tutto" e 4-5 mesi prima della frase "C'è un complotto contro la Roma". Ridicoli.