La Roma che non ti aspetti cala la cinquina e scappa

Espulso Garcia, ma i giallorossi vincono con Benatia e Gervinho. Partenza da record: sempre in gol nella ripresa e con 9 giocatori

Anche a ruoli invertiti (Garcia spedito in tribuna dall'arbitro, il vice Bompard a comandare in panchina), il risultato non cambia. L'implacabile legge del secondo tempo colpisce a Genova - dove i giallorossi non vincevano con la Samp dal 2008 - come era avvenuto nelle precedenti quattro occasioni. Tutto e sempre nella ripresa, potrebbe essere il motto della migliore Roma della storia, almeno nelle prime 5 giornate di campionato. Un pokerissimo mai realizzato da nessun allenatore, nemmeno quelli «tricolori» come Schaffer, Liedholm e Capello.

Dodici gol su dodici nel secondo tempo, non può essere più un caso, come non può essere casuale il fatto che a decidere il match siano un difensore, quel Mehdi Benatia già specialista di gol quando vestiva la maglia dell'Udinese (spettacolare la sua azione in area e il suo tocco in scivolata imprendibile per Da Costa), e l'attaccante ancora a secco, quel Gervinho lanciato proprio da Garcia a Lilla. Il marocchino e l'ivoriano sono rispettivamente l'ottavo e il nono marcatore stagionale della Roma, un altro dato che non può colpire visto che una delle caratteristiche delle squadre del sergente di Nemours è la forza del gruppo.

Primato solitario dopo quasi tre anni e mezzo - grazie al sorprendente Sassuolo - a suon di record con l'unica nota stonata dell'infortunio a Maicon, uno dei pilastri della squadra: per il terzino brasiliano un sospetto stiramento che dovrebbe metterlo fuori gioco per la sfida di domenica con il Bologna e lo mette a serio rischio per quella da ex del 5 ottobre a San Siro contro l'Inter.

La Sampdoria di Delio Rossi (sconfitto dalla Roma dopo 5 vittorie consecutive, l'ultimo stop con i giallorossi risaliva al febbraio 2006) decide di impostare il match con grande attenzione alla fase difensiva e alla chiusura degli spazi. Anche se poi nel primo tempo arriva qualche buona azione di rimessa, una delle quali avviata da un errato retropassaggio di Borriello porta Gabbiadini a creare un'occasione pericolosa sventata da De Sanctis.

Garcia schiera Borriello dall'inizio, come accaduto nella prima a Livorno, e lascia a riposo Totti (poi schierato dopo un'ora) e Ljajic al quale viene preferito Marquinho. I giallorossi provano a fare la partita, ma la spinta si esuarisce con qualche tiro impreciso dal limite, uno «telefonato» di De Rossi e con un tocco ravvicinato sotto porta di Maicon.

Alla vigilia del match Garcia, a proposito del lavoro del suo vice Bompard, aveva ammesso che «dall'alto la partita si vede meglio». E l'arbitro Calvarese, complice una protesta del tecnico ritenuta eccessiva, decide di accontentarlo: espulsione e posto in tribuna per l'allenatore della Roma che lascia il «manico» al vice Bompard. Bravo nei cambi (l'ingresso di Totti accresce il peso offensivo giallorosso) e bravo anche a gestire il nervosismo di Marquinho, arrabbiato per il cambio e per una prova non certo positiva (lascia sfogare il brasiliano, poi l'abbraccia).

L'inversione dei ruoli in panchina non cambia il copione ormai scontato per la Roma: Benatia spacca il match, Gervinho lo chiude con un micidiale contropiede avviato dal solito Totti. Nel mezzo l'unica occasione della Samp della ripresa sprecata da Pozzi. De Sanctis chiude la quarta partita su cinque senza subire reti, un altro punto di forza di questa Roma che non finisce di stupire. Il difficile viene ora, l'appetito vien mangiando, continua a ripetere Garcia. Che intanto si gode la striscia da primato. Nessuno come lui in 86 anni di storia della Roma.