«Roma e Napoli comprano, la Juve no»

Non evoca piacevoli ricordi, la Sampdoria che stasera sfiderà la Juventus nella sua tana. Finora inespugnata: nove vittorie su nove finora, 26 gol fatti e 4 soli presi, avversari spesso maltrattati e presi quasi a sculacciate. Il fatto è che l'anno scorso più o meno di questi tempi - per l'esattezza il 6 gennaio - i blucerchiati arrivarono a Torino e addirittura vinsero in rimonta e per di più in inferiorità numerica. Rigore di Giovinco, doppietta di Icardi, Buffon non irreprensibile e, soprattutto, primo ko di Antonio Conte da allenatore davvero seduto sulla panchina bianconera: prima di allora c'erano state le sconfitte contro Inter e Milan, ma lui era squalificato e quindi in tribuna. Ecco: vendicare quanto accaduto dodici mesi fa sarà altra benzina che il tecnico leccese metterà nel motore dei suoi, peraltro attesi da una settimana mica poco intensa. Martedì ci sarà infatti la Roma in Coppa Italia da affrontare in trasferta e in gara secca, mentre sabato toccherà alla Lazio ricevere i campioni d'Italia. Affamati, come sempre. Con il campionato che tanti ritengono ormai chiuso (52 punti su 57: 17 partite vinte di cui le ultime 11 consecutive, una persa e una pareggiata), ma anche con in testa l'idea di centrare il mini triplete per rendere la stagione storica: «La partita più importante è sempre la prossima - il ritornello recitato da Conte -. Se qualcuno dice che lo scudetto è già stato assegnato, significa che non ha mai vinto nulla. Io ne ho persi e vinti di incredibili, anche trovandomi con otto punti di vantaggio o svantaggio a sette giornate dalla fine: su questo aspetto, a livello di esperienza, posso dare sicuramente tanti punti a chi dice certe fesserie».
Tensione da tenere alta, un saluto ad Allegri («lo stimo e lo rispetto») e un benvenuto a Seedorf («ha tutto per essere un grandissimo anche in panchina: è vero che non ha fatto gavetta, ma conta dove si arriva e non da dove si parte») godendosi però anche la sua Juve: «Quello che abbiamo fatto nel girone di andata sarà difficilmente ripetibile, sia da parte nostra che di altre squadre. Roma e Napoli hanno praticamente fatto il loro record di punti e questo rende l'idea del nostro fatturato. Entrambe le squadre si stanno poi ancora rinforzando e la cosa, visti anche i tanti impegni che avremo, non mi lascia tranquillo. Il nostro mercato? Io alleno gli uomini che ho a disposizione e, per arrivare a certi risultati, li faccio giocare nel modo che ritengo migliore: ad arrivi e partenze, o a come investire soldi provenienti magari da super cessioni come quella che ha avuto il Napoli con Cavani, pensano altri. Tra me e la dirigenza c'è grande sintonia e lo ribadisco: si parla di tutto, però io faccio l'allenatore e la società si occupa del resto. È giusto che le cose rimangano ben distinte».
Nel frattempo, anche ieri non è arrivata la frase che taglierebbe la testa al toro circa la sua permanenza a Torino l'anno che verrà: «Con il lavoro, siamo riusciti tutti insieme a riportare la Juve ad alti livelli e a essere nuovamente una squadra ambita. Lo scenario è del tutto cambiato». Se potrà nuovamente mutare, con un altro in panchina, non è chiaro anche perché ai ripetuti corteggiamenti di Marotta («vorremmo che Conte diventasse il nostro Ferguson») non corrisponde al momento un «va bene, dove devo firmare?» del tecnico leccese. Il quale si coccola a distanza Del Piero («non posso che parlare in maniera entusiasta di lui: ha caratteristiche che gli permettono di fare qualsiasi cosa, anche l'allenatore») e oggi potrebbe far rifiatare uno tra Pirlo e Pogba, dando fiducia a Marchisio. Al futuro vero ci si penserà più avanti: magari con qualche mal di pancia al momento solo accennato.