Roma-Inter, il primo abbraccio fatale

Spalletti torna da ex nella Capitale: «Abbraccerò Totti». Ma l'Olimpico lo fischierà

Ha lasciato la Roma senza rimpianti. Stanco e svuotato dal dualismo con Totti e dalle polemiche con un ambiente spesso esasperante ed esasperato. Tre mesi fa Luciano Spalletti ha salutato Trigoria per la seconda volta in carriera, dopo aver regalato ai giallorossi la Champions diretta, ed è salito sul treno per Milano senza guardarsi indietro. Un amore tormentato con un retrogusto amaro per quel senso di incompiutezza a causa di un lavoro mai portato a termine. «Resto solo se vinco» o «Resto solo se firma Totti», i refrain di una stagione comunque da record di punti (87). Il destino ha voluto che la «prima» esterna della sua Inter fosse proprio all'Olimpico. Che lo ha applaudito e poi fischiato, specie nel giorno in cui (era il febbraio del 2016) mise fuori rosa capitan Francesco, ma anche nella sera dell'addio il 28 maggio scorso del 10 al calcio giocato e alla sua gente.

«Se incontro Spalletti lo saluto per rispetto. Abbracciarlo? È una parola grossa», così un Totti sempre più freddo sul suo ex allenatore. Che ieri ha replicato: «Sarò contento di abbracciarlo e salutarlo. Tra me e lui non ci sono conti in sospeso, gli ho detto tutto quello che dovevo come spero abbia fatto lui, ora pensi ciò che vuole, per me rappresenterà sempre un pezzo del mio cuore perchè mi ha dato tanto. L'ho visto sorridente, gli auguro che faccia quello che voleva fare». Parole al miele per l'ormai dirigente giallorosso, ma anche per altri giocatori, Manolas, Strootman, Nainggolan che avrebbe voluto portare con sè in nerazzurro, in particolare il belga che con il toscano in panchina ha battuto tutti i record. «Vado a Roma con tutto l'entusiasmo possibile, poi loro possono accogliermi come vogliono», ha detto ancora Spalletti. Il suo successore Di Francesco lo ritiene un esempio, essendo più giovane e avendoci anche lavorato insieme (nel 2005 alla prima esperienza del toscano a Roma). E stasera vorrebbe dargli un dispiacere, al suo debutto all'Olimpico sulla panchina giallorossa.

Roma-Inter passa dagli ex (c'è anche Sabatini, il ds che tra affari, flop e litigi ha costruito otto undicesimi della squadra giallorossa in campo stasera) ma anche dagli intrecci di mercato. Dal no di Nainggolan, che ha deciso di sposare la causa giallorossa e ora pensa di abbandonare la nazionale dopo l'ultima mancata convocazione, alla contesa per l'attaccante ceco Schick, con la Roma che ha superato l'offerta nerazzurra. «Al 99 per cento vestirà la maglia romanista, non partecipo ad aste», così Sabatini ma la corsa non è chiusa anche per il possibile resinserimento in extremis della Juventus. E poi la sfida tra bomber: Dzeko, che con qualche bacchettata di troppo Spalletti ha portato a diventare re dei bomber, contro Icardi che confida nel tecnico di Certaldo per prendere il posto del bosniaco. Con fischi o applausi per il miglior allenatore (a livello statistico) della Roma?