La Roma non perde la testa e cancella l'incubo derby

RomaForse non avrà cancellato quel tragico 26 maggio (in palio c'era un trofeo che resta nella bacheca della Lazio), ma la Roma mette una pietra sopra sul recente passato e torna a vincere la stracittadina dopo due anni e mezzo - l'ultima volta fu il 13 marzo 2011, sempre 2-0 con la doppietta di Totti -. «Abbiamo rimesso la chiesa al centro del villaggio», il detto francese citato da Rudi Garcia che celebra la prima vittoria americana sui rivali della Capitale e suona come una «stoccata» ai cugini sulla gerarchia cittadina.
In realtà il poker della Roma nelle prime quattro giornate (impresa che non riusciva ai giallorossi da 53 anni) ha più il sapore di un avvertimento a chi si giocherà il titolo da qui al 18 maggio prossimo, iniziando dalla Juve regina. «Un derby non si gioca, si vince», lo slogan coniato dal condottiero di Nemours alla vigilia. E la Roma lo ha vinto, sfruttando la sua attuale arma più efficace, ovvero il devastante secondo tempo nel quale i giallorossi hanno segnato tutti i 10 gol (con 7 giocatori diversi) di questo inizio d'annata. La Lazio paga le assenze, le occasioni fallite - clamorosa quello di un Klose che pare involuto e fuori forma -, l'espulsione discussa di Dias (ma che pare corretta a termini di regolamento) e il calo fisico auspicato da Garcia, esperto di squadre che giocano tre partite in una settimana. «Non avere le coppe potrebbe essere un vantaggio da sfruttare per noi, anche se l'obiettivo è sempre finire tra i primi cinque posti. L'ambizione c'è, ma non abbiamo ancora giocato tante partite per capire quale è il nostro livello», sottolinea il tecnico giallorosso che dice di sentirsi già «romanista».
Immancabile poi, come ogni buon derby che si rispetti, il fattore goleador a sorpresa. E come fu per Lulic lo scorso 26 maggio, un altro terzino è diventato eroe della stracittadina. Si tratta di Federico Balzaretti, il più bersagliato dalle critiche dai tifosi e trasformatosi in 90' da brutto anatroccolo a principe del derby. La rete che spezza il match, la prima in giallorosso arrivata 60 secondi dopo un palo, la sua corsa sotto la curva Sud (piena dopo la squalifica per razzismo della «prima» all'Olimpico), e le sue lacrime di gioia che scaricano la tensione di un periodo non facile sono le immagini del suo pomeriggio di gloria. «Un gol per entrare nella storia? Spero di entrarci con altre prestazioni - smorza gli entusiasmi il terzino -. Sono contento, anche se non si può cancellare la sconfitta di Coppa. Le critiche? Fanno parte dello sport, compagni e tecnico mi hanno sempre dato fiducia. Ma ora restiamo con i piedi per terra, verranno anche momenti difficili».
Dopo un primo tempo noiosetto in cui la Lazio gioca almeno alla pari («se avessimo sfruttato almeno una delle occasioni, forse parleremmo di un'altra partita», così Petkovic, al primo derby perso dopo 3 successi), i giallorossi cambiano marcia. Ljajic in campo al posto di un opaco Florenzi, l'unico romano e romanista a «sentire» il derby di ieri, è il toccasana della squadra di Garcia. E non può essere un caso che i secondi 45 minuti siano il grimaldello per cambiare volto alle partite, segno che il lavoro del fido secondo Bemporad piazzato in tribuna è assolutamente efficace.
La Lazio cala alla distanza, Klose non è ancora il bomber dei tempi migliori, Candreva - il più in forma dei suoi - sparisce dopo il primo tempo. La sconfitta sembra inevitabile, legittimata dalle parate di Marchetti, dal salvataggio su Ederson di De Rossi - che vince il tabù emozionale del derby - e dal rigore finale di Ljajic. «Il successo in un derby può cambiare la stagione della Roma», commenta capitan Totti, fresco di rinnovo del contratto onorato con una grande prova. Di certo fa riabbracciare al campionato una protagonista da tempo ai margini.