La Roma, il pari e questa Inter figlia di nessuno

Non sapremo mai, ormai è tardi per scoprirlo, quale Inter sia stata quella di questo campionato. Definiamola un'Inter figlia di nessuno, perché nessuno se l'è realmente presa sulle spalle per trascinarla ad un campionato di vertice. Esemplare la partita contro la Roma dove il pareggio stava bene a tutti, ma forse la gente di Spalletti poteva avere qualche ambizione in più. Si è fatta metter sotto, si è rimboccata le maniche, per una ventina di minuti ha sfoderato il tridente delle ambizioni mancate (Perisic, Lautaro, Icardi), ha tranquillizzato il suo cammino Champions e reso più tortuoso quello delle altre: a cominciare dal Milan. Ecco, quest'anno l'Inter è stata Inter solo per salvare la rivalità stracittadina. Tutto si può dire, non che abbia fatto favori ai rossoneri: appena possibile li ha respinti nella terra dei tormenti. Lo dicono le due vittorie nei derby ed anche questo pareggio che ha tenuto a galla la Roma e lasciato i milanisti a fiato corto.

Però la sfida con la Roma ha detto quale Inter non è stata quella dell'annata: gruppo senza l'ambizione di essere squadra, dallo spogliatoio fin alle tribune, bastava guardare in campo Perisic e Icardi per capirlo, bastava ascoltare il coro divisivo di San Siro all'ingresso di Maurito sul prato, bastava scrutar la scena dopo la rete di Perisic, il modo di passare i palloni del croato per il centro area e il modo di giocare di tutti dove ciascuno ne combinava una giusta ed un'altra sbagliata. Spalletti non ha saputo spiegare perché Nainggolan abbia fallito la prova contro la ex squadra, e neppur ha saputo interpretare gli errori dei giocatori. Se si gratta la testa l'allenatore, figuratevi gli altri. Quel tridente, schierato per la rimonta, poteva essere la chiave di una stagione ed, invece, è stato il grimaldello per fare saltare tutto: da qui i controsensi dell'Inter. Ci sarebbe voluta tranquillità interna per sfruttarlo di più durante la stagione. Alla fine, perfino l'inesorabile sermone prepasquale di Wanda Nara ha sollecitato nuovamente dubbi sull'immediato pur dicendo cose banali («Sull'impiego di Icardi decide l'allenatore») oppure intriganti sul futuro per scatenare pro e contro: Mauro resterà ancora a Milano, dice lei forse avendo intravisto il vuoto (di acquirenti) davanti agli occhi. Sabato ci sarà la Juve a San Siro, l'Inter non vince da tre partite interne: magari sarebbe il caso che tornassero a parlare i gol.