La Roma ringrazia Dzeko e... Milik

Impresa giallorossa, seconda doppietta del bosniaco. L'assenza del polacco fa il resto

nostro inviato a Napoli

Il Napoli non ha un centravanti, la Roma sì. Il racconto del duello fra i migliori attacchi della serie A gira tutto intorno all'assenza di Milik e alla presenza più che mai incisiva di Dzeko. Nonostante il pomeriggio di sole, il barometro sulla squadra di Sarri si sposta sul cattivo tempo, aprendo di fatto la prima vera crisi della stagione. Due sconfitte di fila e primo ko al San Paolo in campionato, eventi mai accaduti nell'era del tecnico toscano iniziata nell'estate del 2015, che consegnano ai giallorossi il virtuale alloro di anti-Juve.

Da una parte le giocate del bosniaco, all'apice della sua esperienza in giallorosso, che infila la sua seconda doppietta stagionale (la terza da quando gioca in A) e completa la sua settimana di gloria dopo i due gol a Cipro nelle qualificazioni mondiali, salendo già a quota sette (dieci se si considerano le reti in nazionale), un gradino sotto la sua stagione d'esordio in Italia. Dall'altra quelle in punta di fioretto di Gabbiadini che non sono certamente il giusto grimaldello in partite in cui ci sarebbe da mettere rabbia sotto porta. Facendo scoprire al Napoli com'è dura essere senza Higuain e ora senza il suo erede designato Milik. «Dzeko ha fatto due gol ma sotto l'aspetto della ferocia sportiva e del veleno deve fare ancora meglio», lo stimolo di Spalletti. Capace di costruire nel giorno più importante e di piena emergenza (Strootman e Bruno Peres persi alla vigilia del match) la Roma «più bella da quando sono tornato a Trigoria»: un mix di ferocia, buona tattica e capacità di sofferenza che sfodera una difesa a tre e mezzo, con Florenzi terzino a tutto campo. Una squadra che ha già infilato 19 palloni nelle porte avversarie e che è uscita, grazie ai successi su Inter e Napoli, dalle pastoie di un momento delicato in cui il tecnico aveva addirittura additato alcuni suoi giocatori come «malati di mente» (vedi il post partita di Torino). «Siamo l'anti-Juve? Non dipende da noi...», dice il condottiero di Certaldo che vince senza ombre la sfida con l'amico e corregionale Sarri. Alle prese con un attacco da ridisegnare e che con il polacco Milik sembrava aver raggiunto l'equilibrio perfetto. Il tentativo di fare di Gabbiadini un centravanti rapace davanti alla porta è per ora fallito e il cambio dopo meno di un'ora di partita con la Roma se non è una bocciatura, poco ci manca. Guardando anche i fischi del pubblico e l'inevitabile disappunto del giocatore.

«Quello di Manolo è stato un cambio tattico, spero che non incida su di lui», così Sarri, alle prese ora con certezze da ricostruire dopo l'esame fallito nelle primarie per designare l'inseguitrice della truppa juventina. Intanto sperimenta, con risultati solo accettabili ma non certo decisivi, la soluzione B del Mertens falso nueve. Se il tridente "leggero" sarà la panacea di tutti i mali, sarà il tempo a dirlo. Intanto bisogna voltare pagina e pensare al Besiktas, la gara di Champions che potrebbe clamorosamente far staccare già il biglietto per gli ottavi.

«Io ho spalle larghe, Napoli no, ora non servono processi ma stare vicini alla squadra», il messaggio di un De Laurentiis che alla prima apparizione stagionale al San Paolo assiste alla débâcle della truppa azzurra. Le sue parole sono un modo astuto di spostare l'attenzione dal pomeriggio in cui la squadra partenopea fa un deciso passo indietro nel borsino del campionato. E adesso vede la Roma dal basso. Una Roma non ancora perfetta, ma che ha un Dzeko in più nel motore. Questione di centravanti: c'è chi l'ha ritrovato e chi l'ha perso.