La Roma va a sbattere tre volte Poi Icardi ribalta l'Olimpico

I giallorossi segnano con Dzeko e sfiorano altri gol, ma l'ex Spalletti (fischiatissimo) si gusta la vendetta

Marcello Di Dio

Roma Nella notte in cui i riflettori dell'Olimpico si riaccendono per la Roma con protagonisti e un allenatore diverso, i giallorossi ingoiano il primo boccone amaro della stagione. Un ko forse ingiusto, ottenuto contro la squadra dell'ex (fischiatissimo) Spalletti e partorito con l'uno-due micidiale di Maurito Icardi - che abbatte il tabù di un gol a Roma durato sette partite - (Vecino completerà poi l'opera), in una notte che molti tifosi giallorossi pregustavano diversa per il copione offerto dalla gara.

Francesco Totti, che probabilmente con Di Francesco avrebbe trovato spazio in campo, stavolta non può aiutare la sua squadra perché è in tribuna nel nuovo ruolo da dirigente, il tecnico toscano si gode la sua "vendetta" per l'accoglienza non certo calorosa dei suoi ex tifosi. E così la notte che per un'oltre un'ora vede la Roma dare spettacolo e fare i conti con la sfortuna (tre i pali colpiti in sequenza) diventa amara quando l'attaccante argentino decide di accendere la luce. E spegnere quella di una truppa, quella giallorossa, che cede di schianto e perde una sfida con una diretta avversaria per le posizioni di alta classifica. Inter a punteggio pieno dopo due giornate e con un attaccante che segna a raffica, come la Juve e il suo cannoniere Dybala.

La partita di Spalletti contro Totti in ruoli diversi, anche se entrambi con la giacca e cravatta, finisce per essere la sfida dei bomber: Edin Dzeko si regala il 50° gol in giallorosso nella notte che doveva essere quella giusta (l'anno scorso aveva segnato all'Inter dopo cinque minuti, stavolta ne impiega dieci di più; Icardi sbaglia un'occasione ghiotta sui titoli di testa (anche se l'azione era irregolare), poi sfrutta le due situazioni che la difesa romanista gli concede. Un'altra doppietta per Maurito che grazie a Spalletti vuole diventare come il bosniaco, portato dall'allenatore toscano a essere il re dei cannonieri.

Fischi, impietosi, del pubblico (quasi 50mila per la prima stagionale casalinga della Roma) per Luciano Spalletti: alla lettura delle formazioni, al suo ingresso in campo, persino quando recupera dei palloni nella sua area di competenza. Lui segue il match con una faccia tirata che non lascia trasparire emozioni (esulterà solo al 3-1 di Vecino, gol del ko finale), si arrabbia con i suoi in più di un'occasione e probabilmente li avrà bacchettati sonoramente nell'intervallo. Sì, perché la Roma durante la prima frazione mostra grande personalità e meccanismi di gioco che paiono più collaudati. Il gol di Dzeko legittima una superiorità manifesta, i pali di Kolarov, Nainggolan e Perotti sono episodi sfortunati che impediscono di rendere il vantaggio ancora più largo.

Spalletti rende più offensiva l'Inter nella ripresa, sostituendo uno spento Gagliardini con Joao Mario e riportando Borja Valero (come nell'esordio con la Fiorentina) in mediana al fianco di Vecino. L'Inter soffre ancora ma dopo l'ingresso di Dalbert - decisivo nel salvare lo "scavetto" di El Shaarawy destinato in porta - trova più mordente. Borja Valero sale in cattedra, Icardi mostra le sue doti di stoccatore implacabile. La Roma si scioglie, non ha più la forza di reagire anche se Nainggolan spara alle stelle da buona posizione.

Finisce con Spalletti che va ad abbracciare i suoi ex giocatori (De Rossi in particolare) e cerca di consolare un affranto Di Francesco. Ma di fatto guasta la prima all'Olimpico di Totti da dirigente. E oggi o domani al massimo la Roma avrà Schick (operazione da 38 milioni di euro complessivi, contratto di 5 anni a 2 milioni a stagione per il giocatore).