La Rossa e l'uomo della provvidenza

La F1 è in vacanza, però Allison sta già studiando come raddrizzare la stagione. Il 2014 viene poi

Uno è più vecchio ed è nato a Stratford-upon-Avon per cui là dove emise primo vagito tale Shakespeare, l'altro in zona meno letteraria ma sempre molto british e però si è laureato a Cambridge in aerodinamica e non a Southampton. Uno prima o poi diverrà sir, l'altro è figlio di un sir ex gran capo della logistica Raf, dunque aerei e aviazione di Sua Maestà mica macchinette. Uno si chiama Adrian Newey e ha disegnato monoposto che hanno vinto l'inenarrabile con Williams, McLaren e Red Bull. L'altro è James Allison, cresciuto fra Benetton e Ferrari, lavorando a stretto contatto con lo staff di Rory Byrne nei mitici anni dei mondiali di Schumi, quindi approdato come vice dt in Renault (i due titoli conquistati da Alonso) e poi diventato direttore tecnico (dal 2009) poco prima che questa si trasformasse in Lotus (vedi le vittorie di Raikkonen). Ecco, la Ferrari impossibilitata a prendersi il primo, ha pensato bene di acchiappare il secondo ed è già stato colpo grande e difficoltoso visto che Allison, quando a maggio ha lasciato il team di Kimi, era corteggiatissimo da McLaren, Mercedes, Williams. Praticamente da tutti.

Fatto sta, Maranello ne ha ufficializzato l'assunzione (sarà operativo dal primo di settembre) pochi minuti prima che rendesse nota la sfuriata di Montezemolo con Fernando. Alonso che sta ovviamente dietro la vicenda del neo assunto avendoci lavorato e vinto in quel di Renault (avrebbe voluto anche Pat Symonds, tecnico però coinvolto nel Singapore gate di Piquet jr, per cui la Ferrari ha preferito lasciar perdere). Alonso che quando ancora esternava cose e non acide battute e desideri di monoposto altrui, aveva commentato «ho lavorato a stretto contatto con Allison e con lui sono stato campione del mondo due volte. Poi sono tornato alla Renault nel 2008 e nel 2009. Nel 2009 era già direttore tecnico ma la vettura non era molto performante, tuttavia abbiamo visto i risultati ottenuti poi con la Lotus. Ha dimostrato di essere uno dei tecnici top di questo sport. Vedremo come si comporterà in futuro».

E il futuro è adesso. Con la Rossa. Ruolo di direttore tecnico autotelaio, ma è molto di più. Di fatto penserà l'intera monoposto. Trombato Pat Fry, che sì, lavorerà a stretto contatto, come capo dell'Ingegneria, ma non a caso trattasi della funzione escogitata una vita fa da Enzo Ferrari quando allontanò Mauro Forghieri. Per cui mica bella.
La verità è che Allison dovrà garantire la creatività che manca alla Rossa, dovrà raddrizzare l'aerodinamica a corrente alternata di Tombazis, dovrà rivedere e ripensare e intuire e azzardare nuove strade. Il Cavallino si affida lui. Non è dato sapere dove sia ora Allison (probabilmente si è già installato da qualche parte nel modenese, ufficialmente non può far nulla fino al primo di settembre e per accordo fra team squadre e aziende chiuse 2 settimane), ma è ovvio che, ovunque sia, stia già mettendo giù idee, progetti e magari travasando come buon vino certe intuizioni che hanno reso la Lotus, con un terzo del budget della Ferrari, una monoposto vincente e virtuosa con le gomme. Perché è chiaro: c'è da pensare alla Rossa del 2014, ma prima, c'è soprattutto da escogitare come diavolaccio tirare fuori il Cavallino e l'umore di Alonso dalle sabbie mobili e raddrizzare la stagione in corso. Per cui statene certi: se non a Spa, già a Monza la macchina avrà molto di suo addosso. Se lo augurano Montezemolo e Domenicali, se lo augura Alonso, se lo augurano i tifosi stanchi di vedere lo spagnolo imbronciato. Probabilmente se lo augura anche Massa ma questo non importa a nessuno.