La Rossa sorride con Lorenzo, Rossi affonda: 13°

Decidono le gomme pazze. La Ducati ci ha preso gusto: Jorge 2°, Petrucci 3°. Vale: "È un incubo"

Più che un campionato, un polimero impazzito. Le gomme Michelin stanno decidendo umori e vittorie del motomondo. Al via della stagione tanta Yamaha e un pizzico di Ducati, poi Honda negli States e a Jerez, quindi moltissima Yamaha in Francia e molta al Mugello dove è stata invece pochissima la Honda e tantissima la Ducati. E adesso, cioè ieri e probabilmente oggi, di nuovo Honda superstar e parecchia Ducati come sette giorni fa in Toscana. Ma zero Yamaha. Delle due l'una: o ingegneri e piloti sono schizofrenici o a decidere il risultato sono le gomme. Non a caso c'è Vale Rossi a confermare tutto. Sia con la prestazione che con le parole. Tredicesima piazza, Q2 mancato per 40 millesimi. Peggior qualifica dall'Australia 2016, pochi mesi fa. Dice: «Quest'anno fatico a capire le differenze di prestazione tra una gara e l'altra. A Le Mans la moto e le gomme erano fantastiche, al Mugello andavano bene sia moto che gomme e qui, dopo soli quattro giorni, siamo in grossa difficoltà...». Vale dice anche altro: «Vado piano e guido sulle uova... E sono triste perché pensavo di soffrire meno, questo asfalto manca di grip e appena sale la temperatura diventa un incubo». «Ora contano molto più i pneumatici che le moto», conferma Danilo Petrucci, prima fila con la Rossa non ufficiale («ho preso un sacco di rischi...»), e terzo tempo dietro a Pedrosa in pole e a Lorenzo che, passettino dopo passettino, inizia a tornare ai propri livelli con la Ducati factory. «In effetti», spiega Jorge, «dopo l'avvio difficile, sono arrivati il primo podio a Jerez, la vetta del Gp d'Italia per qualche giro e ora la prima fila... credo sia la tredicesima volta in 15 gare qui».

E le Yamaha? Appunto, le Yamaha. Qui faticano. Senza contare che la maldestra chicane introdotta dopo il tragico incidente costato lo scorso anno la vita al povero Salom, anziché risolvere problemi ne ha creati. Venerdì Valentino era stato categorico: «È pericolosa, è un pezzo di asfalto messo su una pista, non è degno di un mondiale. Meglio allora la chicane del tracciato F1 usata nel 2016». E così è stato. Solo che, essendo cambiata la lunghezza, le Fp1 e Fp2 sono state annullate ai fini del passaggio in Q1 e si è deciso tutto in Fp3 con il duo Yamaha poi costretto in Q1 a giocarsi l'accesso in Q2. A riuscirci è stato però il solo Maverick. Non se l'è passata bene neppure Marquez. Benché Pedrosa con la Honda sia in pole. Per Marc 5 cadute e due in qualifica (4° tempo).

Tornando al mondiale polimerico, piloti concordi: «Andranno a podio quelli che sapranno gestire meglio il degrado enorme. Però Jorge dice «anche il passo è buono e per le gomme sappiamo come fare». E Dovi svela il perché: «È stata una buona idea fare dei test su questa pista, lo choc sulle gomme l'abbiamo avuto allora, non adesso». Per un Rossi che fatica, una Rossa che sorride. Però occhio: Vale in Australia scattò 15° e chiuse secondo.

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