Rossa in testa dopo una vita Alonso in coda dopo l'addio

Vettel riporta la Ferrari in prima fila: mancava da 38 gran premi. Lo spagnolo cancella l'incidente ma è solo terzultimo

Sono passati settecentotrentacinque giorni e 38 Gp dall'ultima Ferrari in prima fila. Una vita. Ne sono trascorsi una manciata meno da quella frase che rimbomberà per sempre nel cuore del tifo di rosso vestito: «Certo che siete degli scemi...» subito corretta ed edulcorata dal box ferrarista in «dei geni...». Il senso non cambiava e non cambia. Quello Alonso voleva dire al suo team, colpevole di un errore in qualifica a Monza, e quello aveva detto. Sono passati due anni dall'ultima Rossa in prima fila, era Felipe Massa, sempre in Malesia, e ora giustamente si fa festa. Molti meno mesi sono invece trascorsi dall'infelice frase del campione spagnolo e, adesso, osservandolo terzultimo e fintamente sorridente dietro di un decimo persino al compagno in McLaren Jenson Button uscito come lui in Q1, adesso Fernando fa quasi tenerezza pensando che la sua ex Ferrari è in prima fila una vita davanti a lui. Mentre Seb parla apertamente di «vincere, è l'obiettivo di tutti, ora siamo più vicini, peccato, sono a un decimo dalla pole (71 millesimi), forse avrei potuto farcela», Alonso parla apertamente di sciocchezze come «se miglioriamo di un secondo e mezzo ogni quindici giorni fra qualche gara ci divertiremo...» o «quando ho visto le Mercedes vincere in Australia di mezzo minuto ho avuto la conferma della bontà della mia decisione... La McLaren è un team pieno di talento, qui è il posto giusto...». La verità è che i monsoni non sono quelli che ieri hanno rotto le scatole a tutti nelle qualifiche malesi, i veri monsoni albergano dentro Alonso, sono venti, sono scrosci e nuvole, tante nuvole fatte di scelte sbagliate e misteri e malori e ospedali e ritorni. Monsoni che, con il tedesco in prima fila sulla sua ex Rossa, hanno riportato d'attualità l'antico quesito benché leggermente riveduto e corretto: ma chi è il genio e chi lo scemo, adesso?

Poi possiamo tirare in ballo la fortuna della pioggia, ma sarebbe ingiusto verso gli uomini di Arrivabene perché si è visto da Jerez che il pool coordinato da dt James Allison aveva progettato una buona monoposto. Sarebbe ingiusto tanto più che alla vigilia non volevano la pioggia, consci come sono di poter far bene in caso di pasticci del duo Mercedes. E ieri Hamilton non ha pasticciato, pole, e ieri Rosberg ha pasticciato, terzo tempo. Poi possiamo dire che Vettel è un mago della pioggia e soprattutto delle insidiose condizioni miste come quelle del Q3 in asciugamento. Ma Vettel è lo stesso che era in crisi l'anno scorso. Per cui no, è proprio la macchina ad essere buona. Ed è un po' di Domenicali e un po' di Mattiacci e, ora sì, un po' di Arrivabene. Ed è invece tutto merito del manager bresciano l'aver finalmente, ieri, dato un'inversione di rotta a un tedioso leit motiv ferrarista: ovvero il processo di santificazione riservato ad ogni pilota del Cavallino. Santi e bravi e perfetti anche quando sbagliano. Domanda: Raikkonen, 11°, parla di strategia sbagliata che l'ha imbottigliato in Q2? Risposta di Arrivabene: «No, nessun errore. Quando Kimi è uscito era 4°, in mezzo a Ericsson e Hamilton. Poi i due sono passati. Lascio le conclusioni a voi… Deve solo concentrarsi di più». E il finlandese di rimando: «Non serve dare la colpa a nessuno, non è stato un mio errore, sono uscito quando mi è stato detto». In ufficio si chiamerebbe cazziatone ad uno che si è addormentato. In Ferrari, verso i piloti, è una vera novità. Di solito accadeva il contrario. Vedi Fernando. Già, ma ora chi è il genio e chi lo scemo?