La Roubaix è una mattanza Viviani travolto da una moto

Cancellara, Sagan e gli italiani cadono sul pavé E Hayman impedisce a Boonen di fare il record

Pier Augusto Stagi

La corsa delle pietre si decide allo sprint sul levigato cemento del velodromo di Roubaix. Detta così può passare il messaggio che sia stata una corsa scontata, banale e priva di pathos: nulla di tutto questo. I protagonisti se le sono date di santa ragione, dall'inizio alla fine, e lo spettacolo è stato degno di una delle classiche più importanti, anche se funestata da troppe cadute che hanno tolto di mezzo molti dei protagonisti.

Vince un carneade del ciclismo mondiale, un buon corridore senza dubbio, ma anche senza un grande pedigree. Era alla sua quattordicesima partecipazione sulle pietre della Roubaix. Nel 2011 finì 10°, l'anno successivo 8°, ieri Matthew Hayman, 38 anni il prossimo 20 aprile, che non vinceva da quattro anni e mezzo, si è preso la briga di battere in uno sprint a cinque niente meno che una leggenda del ciclismo come Tom Boonen, che proprio in questa corsa ha costruito parte della propria grande storia. Sognava di diventare - con il quinto successo personale - il vero unico monsieur Roubaix. Invece niente, Tom Boonen resta nella storia con i suoi quattro successi, ma questo record lo dovrà condividere con il tutt'altro che amato connazionale Roger De Vlaeminck, il quale a sua volta deve aver festeggiato la sconfitta di Tom, visto che non molto tempo fa ebbe a dire: «Boonen come me? Non mi arriva neanche alle caviglie».

Dopo Stuart O'Grady, Hayman è il secondo australiano e secondo non europeo della storia a conquistare la Parigi-Roubaix. Incredibile la corsa dell'australiano che è entrato nella fuga fin dalla prima ora e che saltando di gruppetto in gruppetto è sempre riuscito a stare al comando e ha compiuto il suo primo capolavoro al termine del Carrefour de l'Arbre quando è riuscito a chiudere sui compagni di fuga dopo aver perso leggermente terreno. Impresa ancora più bella, la sua, se si pensa che a fine febbraio era caduto alla Het Nieuwsblad e si era procurato la frattura del radio. In soli venti giorni l'australiano è tornato ad essere competitivo con un recupero record.

È stata una vera e propria corsa ad eliminazione, una mattanza iniziata però prima del previsto: settore numero 20, quello di Monchaux sur Ecaillon: una caduta spacca il gruppo in più tronconi e fa esplodere la corsa. Nella rete, come dei tonni, ci finiscono Cancellara, Sagan e Kristoff. Davanti gli uomini di Boonen fanno di tutto per metterli fuori gioco, e ci riescono. Poi Cancellara cadrà nuovamente: se le corse nascono male

In casa Italia, bella e sfortunata la corsa del giovanissimo e talentuoso Gianni Moscon, ma bravo anche Salvatore Puccio, entrambi caduti quando erano nel gruppo di testa insieme ai migliori. Buona anche la corsa di Elia Viviani, entrato nella fuga inizale, finchà non è stato travolto dall'ennesima moto al seguito nella foresta di Arenberg, per fortuna salta come un gatto ed evita di essere schiacciato: tanto spavento ma nessun danno, anche se ha rischiato veramente grosso. D'altra parte, la Roubaix la vince chi resta in piedi. Chi non fora e chi ha gambe, testa, cuore e una buona dose di sedere. È la Roubaix, la corsa più spettacolare, ma anche la più bastarda e ingiusta. Ma come si dice in questi casi: chi vince ha sempre ragione. E Hayman ne ha da vendere.