La Russia chiede di portare la bandiera ma ora c'è anche una bobista positiva

Perdono il pelo, le insegne, ma non il vizio del doping. E proprio mentre la delegazione di Mosca stava trattando la possibilità di sfilare con la bandiera almeno nella cerimonia di chiusura ecco che arriva il secondo caso scottante per gli atleti OAR, Olympic athletes from Russia: loro avrebbero dovuto essere la meglio gioventù, quella sopra ogni sospetto. E invece la bobbista Nadezha Sergeeva, per un 12° posto con la compagna Anastasia Kocherzhova, è caduta nella rete. Ed è risultata positiva al trimetazidine, un cardiotonico piuttosto diffuso. La 30 enne è stata pizzicata domenica scorsa, mentre pochi giorni prima, il 13 febbraio, era risultata negativa allo stesso test. A confermare il caso è stato Alexander Zubkov, presidente della federazione russa che ha già affrontato la positività al meldonium di Aleksandr Krushelnytcky, vincitore con la moglie di un bronzo nel doppio misto del curling. Lui è stato convinto a non fare nessun ricorso al Tas e così il metallo sta per passare al collo dei norvegesi secondi classificati che hanno chiesto di essere incoronati prima della chiusura dei Giochi.

Con questo caso salgono a quattro i dopati di Pyeong Chang: oltre ai due russi ci sono il giapponese dello short track Kei Saito per un diuretico e lo sloveno dell'hockey, Ziga Jeglic, per fenoterolo. Dunque per la compagine Oar torna ad allontanarsi la possibilità di ritrovare bandiera e colori di patria nella cerimonia di chiusura. LuGa