Sì allo hijab in campo E la moviola?

Sì allo hijab (il copricapo) in campo, allo stop delle scritte sotto le maglie e ai «cambi volanti» ma solo a livello amatoriale e giovanile. Solo una discussione su temi più significativi come la «tripla sanzione» - rigore, espulsione e squalifica per un fallo da ultimo uomo in area - e la moviola come ausilio degli ufficiali di gara. Le due spinose questioni saranno invece oggetto di studi più approfonditi, probabilmente in altri comitati che riuniscono varie componenti del mondo calcistico. E passeranno altri mesi, se non anni, prima che si arrivi a una decisione.
Non si può dare torto a chi vede nella riunione di oggi a Zurigo dell'International Board (Ifab), unico organismo abilitato a modificare le regole del football, un'altra occasione persa. Se da una parte si strizza l'occhio alla confederazione calcistica dell'Asia che si batte da tempo all'autorizzazione dei copricapi - ci sarà una fase sperimentale di circa due anni - o si vietano scritte o foto di ordine politico, religioso o semplicemente personale nelle sottomaglie di gioco, dall'altro si cerca di non spingersi troppo in là con la tecnologia.
Si è già fatto un passo avanti, secondo la Fifa e l'Ifab, per quanto riguarda i gol fantasma, arduo aprire subito (se mai verrà fatto) all'assistenza video a bordo campo. Come se la famosa testata di Materazzi a Zidane non fosse stata «scovata» dopo la visione di immagini (ipotesi sempre smentita ufficialmente dal massimo organismo del calcio mondiale). Assurdo poi continuare a schivare il problema legato al fallo da ultimo uomo (regola che penalizza soprattutto i portieri). Al Mondiale in Brasile e nella prossima stagione, tutto come prima. O quasi, visto che potremo vedere in campo veli e turbanti di ogni tipo. Anzi no, lo hijab non dovrà essere attaccato alla maglietta...