Sacchetti ct azzurro al comando dell'Italia più difficile di sempre

L'artefice del miracolo Sassari a caccia del Mondiale senza i nazionali di Nba ed Eurolega

Nella depressione luciferina per il pugno che ha tolto Gallinari ad Azzurra tenera una luce in fondo alla selva oscura del prossimo europeo: Romeo Sacchetti sarà il nuovo allenatore dell'Italia dopo Ettore Messina. Nessuno farà come Giulietta e si chiederà perchè tu Romeo. Tutti ci alzeremo in piedi quando prenderà in mano la Nazionale dell'inverno, quella che cercherà un posto per andare ai mondiali in Cina del 2019.

Per questo Nureyev del parquet, lo chiamava così il compianto barone Sales quando lo vedeva portare sulle punte quel corpo massiccio, 199 centimetri, 112 chili, ma adesso sono di più, una chiamata alle armi proprio quando tutti tendono a scappare. Ci è abituato, lui nato nel campo profughi di Altamura nel 1953, orfano di padre, sa cosa è la sofferenza: «La vita - dice nel suo libro scritto con Nando Mura - mi ha detto molto presto arrangiati».

Lo ha fatto, giocava ad Asti fino al 1976, serie minore, poi Fernet Tonic a Bologna, fino alla rivelazione con Guerrieri a Torino e con Sandro Gamba in Nazionale, prima di chiudere la sua storia di giocatore con un ginocchio in pezzi a Varese. Argento olimpico a Mosca, oro europeo a Nantes, bronzo continentale a Stoccarda nel 1985.

Anche come allenatore ha dovuto mangiare tutto il pane duro che c'era in giro, Bergamo, Castelletto Ticino due volte, Fabriano, Capo d'Orlando, Udine e poi, nel 2009, finalmente, Sassari l'isola dell'incanto, dei suoi capolavori, la promozione dalla A2, la solida costruzione del progetto Sardara fino alla coppa Italia del 2014 e al magico triplete della stagione seguente: scudetto, coppa nazionale e supercoppa. Lui era Sassari anche se, come succede spesso nello sport, arriva il momento dei dolorosi divorzi perché i Romeo della storia hanno sempre trovato dei Capuleti da affrontare. Un anno a Brindisi con poca felicità, adesso Cremona che lo ha preso dopo la retrocessione in A2, ma che dovrebbe tornare in A1 dopo l'esclusione di Caserta.

Gianni Petrucci avrebbe voluto annunciare questa scelta nel giorno in cui fu presentata la Nazionale per l'Europeo, perché a Rogoredo, nel villaggio Sky, si celebrava anche l'ingresso nella casa della gloria italiana, un castello in aria per adesso, di Cosmelli, Gilardi e del Meo Sacchetti che però se ne era andato negli Stati Uniti a cercare giocatori per Cremona. Fra i tanti consigli ricevuti, Messina puntava su Buscaglia, ha deciso di ascoltare il Sandro Gamba che aveva trovato a quel leone sospettoso, credeva, crede ancora, che ci fosse spazio solo per gente nata in nobili contrade, un posto nelle sue Nazionali vincenti.

E' stato ascoltato, perché il presidente federale, in fibrillazione dopo la caduta dell'angelo Gallinari, ha anticipato tutti affidandogli la nazionale del freddo, quella che fra novembre 2017, febbraio, giugno e luglio 2018 cercherà un posto nella seconda fase delle qualificazioni mondiali contro Romania, Croazia, eccola di nuovo, ed un'avversaria che uscirà dal torneo di prequalificazione che si concluderà il 19 agosto.

Sacchetti tornerà sabato in Sardegna, sarà presentato a Cagliari, fra le tensioni di Azzurra che guarderà giocare in amichevole, speriamo sia tale, contro la Nigeria, poi dovrà pensare a costruire una squadra tutta nuova perché non avrà i giocatori Nba, perché potrebbe anche non avere i selezionabili dell'Emporio, Abass, Cinciarini, Cusin, Pascolo, Fontecchio e quelli del Fenerbahce (Melli e Datome) se Fiba ed Eurolega non troveranno un logico punto d'incontro. Ma questo lo sapremo soltanto al momento dell'esordio casalingo contro la Romania del 23 novembre, proprio mentre Milano esordirà in casa contro l'Olympiakos.