Sacchi attacca l'Inter: "Il caso Icardi? Quando manca la società..."

Sacchi va in gamba tesa sull'Inter per il caso Icardi, mentre Sconcerti parla di deferimento e squalifica per il bomber argentino per via delle sue dichiarazioni

Arrigo Sacchi ricorda sempre come da bambino fosse tifoso dell'Inter. L'ex tecnico di Fusignano, però, ha fatto le fortune dei cugini del Milan, nella vincente era Berlusconi. Sacchi non ci è andato giù per il sottile ed ha attaccato pesantemente il club nerazzurro per la vicenda Icardi. Ecco le sue parole ai microfoni di Radio 1: "Ho l'impressione che tutto si sia esagerato. Per due motivi: la società è stata disattenta perché i responsabili della comunicazione dovevano leggere il libro prima che uscisse. E poi c'è un club che definirei populista. Sulla vicenda Icardi la società si è schierata, ha detto, coi propri tifosi. Ma si è schierata con quelli della curva, perché gli altri invece lo hanno applaudito. Tutto parte sempre dalla società, con la sua storia e il suo stile. Se manca la società è evidente che non c'è una direzione dal vertice, e se non c'è al vertice non può stupire non ce l'abbiano nemmeno gli altri".

LA CURVA CONTRO ICARDI

Non solo Arrigo Sacchi ha commentato questa vicenda, anche il giornalista Mario Sconcerti, ai microfoni della Domenica Sportiva ha attaccato il capitano dell'Inter per le parole usate nella sua autobiografia: "Il tema è chiaro ma siamo fuori obiettivo: quello che ha scritto Mauro Icardi, o chi per lui, è un problema da giustizia sportiva. Per dichiarazioni molto meno gravi la gente viene squalificata, la domanda è: Icardi deve essere deferito e quanto giornate deve prendere? Qui si parla di un tesserato che ha detto cose molto gravi. Ragazzino per modo di dire, ha dei figli. Il regolamento non può prevedere e accettare queste dichiarazioni. Icardi deve essere deferito e processato sportivamente, poi ovviamente squalificato. La società Inter si è meritata tutto questo: se accetta che un suo giocatore scriva un'autobiografia, deve dare il permesso, quindi...".