«Saltare» Gavia e Stelvio? È solo questione di... tempo

Tutti con il naso all'insù, non a guardare le stelle e nemmeno a valutare le pendenze che attendono oggi i corridori del Giro. Naso all'insù per scrutare il cielo e capire se si potrà mantenere invariata la 16ª tappa del Giro d'Italia, la Ponte di Legno-Val Martello (139 km) in programma oggi.
Il maltempo minaccia la tappa regina di questo Giro. La stessa frazione saltata un anno fa per le abbondanti precipitazioni nevose. Gli organizzatori hanno lavorato fino a tarda notte per garantire il regolare svolgimento della corsa in condizioni di sicurezza per i corridori e la carovana. «La nostra intenzione è quella di correre questa tappa - ci ha chiaramente detto Mauro Vegni, direttore del Giro -. È la tappa simbolo di questa edizione del Giro e noi e non solo stiamo facendo tutto il possibile per poter scalare Gavia e Stelvio, e ora la situazione è perfetta. Sappiano anche, però, che in montagna le condizioni cambiano rapidamente. Quindi…».
Quindi Mauro Vegni ha dato appuntamento a questa mattina, ore 8.30 per sciogliere ogni riserva. In contatto costante e continuo con le Prefetture di Brescia, Sondrio e Bolzano, Vegni valuterà solo poche ore prima del via il da farsi. Le previsioni non dicono nulla di buono. Neve sopra i 1.850 metri, con temperature che vanno dai -1° a -5°. Il via da Ponte di Legno è previsto alle 12.30. La tappa prevede prima la scalata di Passo Gavia a 2.618 metri e poi del Passo dello Stelvio, a quota 2.758 metri: cima Coppi, la vetta più alta di questo Giro. Nel caso le condizioni fossero proibitive, l'organizzazione ha già pronto il piano B, con la scalata del Passo del Tonale a metri 1.883 e del passo del Castrin a metri 1.706 prima dell'arrivo sempre a Val Martello a metri 2.059.
«Io spero che si possa correre, perché ne va dello spettacolo - spiega Beppe Martinelli, tecnico che guida il giovane Fabio Aru, vincitore domenica sul traguardo di Montecampione -. Le corse hanno bisogno di buoni corridori ma anche di grandi simboli e il Gavia e lo Stelvio lo sono. Come nel calcio vincere a Wembley o al Maracanà ha un fascino particolare, come nella F1 vincere a Monza o a Montecarlo dà un prestigio unico, il ciclismo ha i suoi simboli. Nel caso però non fosse possibile, l'arrivo a Val Martello non è da sottovalutare. È un traguardo più duro di Oropa e Montecampione. Ne vedremo delle belle». È solo questione di tempo.