Santaromita: «E ora sogno una maglia azzurra e... pure rosa»Il neo campione italiano

Fondo La confessione di Ullrich e le reticenze di Rebellin, in mezzo, per fortuna, la vittoria di Ivan Santaromita che mette d'accordo tutti.
«A Fondo con Rebellin», gridavano ironici gli aficionados del corridore veneto al via del Trofeo Melinda, valevole ieri per il campionato italiano. A fondo con Rebellin il ciclismo italiano ha rischiato davvero di finirci nuovamente, ma a sistemare le cose, con una progressione secca all'ultimo chilometro ci ha pensato lui, Ivan Santaromita, che si è lasciato alle spalle Michele Scarponi e Davide Rebellin, l'unica medaglia olimpica (a Pechino) cancellata nella storia dello sport italiano e quel che è peggio, ancor oggi incapace di ammettere le proprie colpe.
«Io non so se la vittoria di Davide (Rebellin, ndr) sarebbe stata un male per il ciclismo italiano - spiega il 29enne campione d'Italia -, so solo che sono felice per me. Per aver coronato un sogno, dopo il secondo posto all'italiano del 2010 e il settimo del 2011. È lì da vedere la mia storia. Ho vinto poco, ma sono felice».
Felice è anche il Trentino, che trova in questo ragazzo di 29 anni, prossimo alle nozze con la sua Chiara (si sposeranno ad ottobre), il proprio testimonial ideale. «Qui in Trentino ho vinto il 50% delle corse (su sei corse, tre in trentino, ndr) - dice divertito -. Non per niente ora mi riposerò un po' e riprenderò con il Giro di Polonia, che partirà da Rovereto, il 27 luglio».
Arriva la telefonata del presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi. Ivan dal 2009 è preparato da Andrea Morelli, del Centro Mapei Sport di Olgiate Olona (Va). «Grazie, presidente. Grazie. E grazie ancora. Grazie…». Ha gli occhi lucidi. È felice.
Poi passa a raccontarsi. «Ho 29 anni e abito nel Varesotto, a Clivio, con papà Rino e mamma Rosita. Sono fidanzato con Chiara, mi piace giocare alla play station e ascoltare musica. Pedalo da quando ho cinque anni, corro da quando ne ho nove. L'amore per il ciclismo è di casa, la voglia di correre me l'ha trasmessa mio fratello Mauro Antonio, che è stato un buon professionista fino al '97 con Bugno e Bartoli. Che altro dire: ho contribuito a vincere una Vuelta al fianco di Nibali e un Tour de France al fianco di Cadel Evans. Che tipo sono? Timido e riservato. Cosa sogno? La maglia azzurra a Firenze. Di cosa sono convinto? Di poter far bene nelle corse a tappe. Quindi sogno anche la maglia rosa».