Sarà anche una povera Italia. Ma chi c'è di meglio?

Sarà anche una povera Italia. Ma chi c'è di meglio?

Siamo dove siamo, inutile pensarci troppo. Comincia un Europeo in cui l'Italia parte con più di mezzo Paese convinto che sarà una delusione. In queste settimane che hanno preceduto l'inizio della spedizione lo scetticismo è aumentato: gli attaccanti che non sarebbero all'altezza, Marchisio e Verratti infortunati e indisponibili, il 10 sulle spalle di Thiago Motta vissuto come un sacrilegio, Conte già impegnato a costruire il suo futuro. La lamentela continua e costante dell'infinito Bar Sport che è l'Italia. E invece basta: siamo dove siamo. E siamo chi siamo. Ovvero l'Italia, un movimento calcistico in presunta contrazione, ma comunque in continua evoluzione. Sicuri che gli altri siano meglio di noi? Sicuri che questa squadra sia destinata a un fallimento certo? È tutto vero: gli attaccanti sono quelli che sono, Marchisio e Verratti non saranno in Francia, Conte alla fine dell'Europeo se ne andrà. Il 10 a Thiago Motta è colore e niente di più, se pensiamo che in passato mentre gli altri lo davano a Platini, Matthäus, Gullit, da noi lo indossavano Dossena, Benetti, Bagni, Berti. È vero che non è la nostra miglior era calcistica, ma se togliamo autolesionismo e tendenza alla depressione a prescindere, le qualificazioni hanno raccontato che questa squadra ha fatto meno punti soltanto di Belgio, Austria, Inghilterra e Spagna. Quindi più della Germania campione del mondo, per dirne una. O del Portogallo di Cristiano Ronaldo. Abbiamo messo sotto la Croazia che molti bookmakers e molti analisti vedono tra le prime quattro dell'Europa, dando a noi invece poche speranze persino di superare il primo turno.

Comincia un Europeo diverso: più squadre, quindi più simile a un Mondiale, il che storicamente è un vantaggio, visto che l'Italia ha vinto quattro Mondiali e un solo Europeo (giocato in casa, con la semifinale passata per sorteggio). Invece di pensare a quello che non abbiamo, proviamo a pensare a ciò che abbiamo: una difesa tra le migliori del mondo, il che in un torneo così è spesso più vantaggioso dell'avere un grande attacco. Abbiamo Buffon, il miglior portiere del mondo (con il tedesco Neuer), abbiamo ritrovato o stiamo ritrovando Daniele De Rossi, per citare i due campioni del mondo di Berlino 2006 ancora in Nazionale. E abbiamo un allenatore tosto, che a detta degli stessi calciatori è il valore aggiunto di questa squadra, a prescindere dal fatto che lascerà. Abbiamo anche gli sfavori del pronostico, fatto anche questo statisticamente rilevante. Anche quattro anni fa, in Ucraina e Polonia venivamo dalla delusione pazzesca del Mondiale 2010, esattamente come adesso arriviamo da una pessima spedizione in Brasile nel 2014. Ma quattro anni fa arrivammo in finale. Conta tutto molto relativamente, lo sappiamo. Nel bene, ma anche nel male. Però siamo l'Italia, con pro e contro. Significa che ce la giochiamo, comunque. Questo vale qualcosa, anzi probabilmente di più.