Sarà primavera?

Cristian è solo l'ultimo degli allenatori presi dalle giovanili. Prima di lui Ferrara, Stramaccioni e Pippo. Ma quante bocciature

Azzardo o grande scommessa. Il grande salto oppure una scelta di comodo. Insomma, fenomeno da analizzare. L'ultimo è stato Cristian Brocchi, il penultimo Simone Inzaghi che ha già debuttato con un tris vincente. Uno ha alzato due Champions, l'altro ha segnato in serie A, anche se oscurato da un fratello, Filippo, che appartiene anche lui a una categoria esplosa nell'ultimo lustro del calcio italiano.

Quella degli allenatori arrivati all'improvviso. Dalla Primavera alla prima squadra, senza paracadute. Con buona pace dell'altra categoria, quelli della gavetta, i Sarri e i Reja, i Ventura e i Gasperini. Gli arrivati all'improvviso sono l'effetto di presidenti scontenti o preoccupati. Un'infatuazione che non segue regole precise: può essere lasciata crescere giorno dopo giorno oppure esplodere in poche ore. Di Brocchi si dice che ad Arcore più volte abbia seguito partite insieme a Berlusconi e che i suoi commenti abbiano fatto breccia nel presidente. Ad esempio Andrea Stramaccioni che fece lo stesso salto sull'altra sponda dei Navigli, «costò» un viaggio in Inghilterra a Massimo Moratti. Finale della Next Gen, la baby Champions. Il patron raccontano le cronache si piazzò dietro la panchina per sentire le parole di Strama. Il giorno dopo lo chiamò, mezz'ora per sapere come avrebbe fatto giocare l'Inter e per dirgli «Sei il nuovo allenatore». Stramaccioni avrebbe poi raccontato di aver rischiato il collo cadendo dalla sedia. Dedicò un derby alla curva, fu il primo a espugnare lo Juventus Stadium. Ma non gli bastò, finì schiacciato dai risultati e da un litigio con Cassano.

Già perché quella degli arrivati all'improvviso non è una passeggiata. Anzi il lieto fine è solo per pochi, quasi nessuno. Restando al derby d'Italia, la Juventus fu forse la prima a voler pescare il jolly in casa. Ciro Ferrara prese per mano la Signora un giorno di maggio. Da responsabile del settore giovanile a tecnico della Juve. Due partite per blindare Champions e secondo posto. Un'estate per cullare sogni di gloria. Subito svaniti. La crisi di gennaio decreta l'esonero. Uno che invece ha fatto il salto triplo, quadruplo, non poteva che essere l'aeroplanino. Vincenzo Montella prese la Roma lasciando i giovanissimi. Vince il derby, chiude al sesto posto, non gli basta per la conferma: a Roma chiamano Luis Enrique. L'aeroplanino vola, letteralmente, altrove.

Roma, Inter e Juve, in ordine cronologico, hanno pensato di sostituire con uno alle prime armi un certo Claudio Ranieri. Già tutte e tre le volte l'allenatore di Testaccio ha svuotato l'armadietto per fare posto a tre sbucati più o meno dal nulla. Ora è l'eroe di Leicester, quella sì una storia a lieto fine comunque vada. Alle grandi che giocano a fare le innovatrici non può mancare il Milan. Con Brocchi per Mihajlovic è al secondo tentativo di pescare l'allenatore giusto dalla Primavera. Il primo fu con Inzaghi, Filippo, naufragato nello spazio di una stagione. Prese il posto di Seedorf, che per media punti è stato secondo solo a un certo Ancelotti. Anche Clarence sbucò dal nulla, catapultato dal Brasile in una notte di coppa Italia, senza nemmeno passare dalle giovanili. Diciamo che a Berlusconi andò decisamente meglio con Fabio Capello, anche lui promosso dalla Primavera.

Si è meritato l'occasione anche Stellone che si è preso il Frosinone mentre allenava la Beretti dei ciociari e l'ha portato in serie A. Un campione del mondo, Massimo Oddo, riprova la stessa scalata a Pescara dopo averla sfiorata l'anno scorso. Un altro che ha alzato la coppa del mondo, un certo Bruno Conti, allora responsabile del settore giovanile, ha salvato la Roma nel 2005, per poi rimettersi dietro la scrivania.

Verrebbe da dire che lanciare in casa è cosa da piccole. Brocchi prova a essere l'eccezione. Con tanto di drone per registrare l'allenamento. Ma quello l'aveva già sdoganato Sarri. Tra privilegio e gavetta almeno non è una questione di drone.